martedì 15 settembre 2015

DISORIENTATA!

Eccoci!

Un Big Boy di quasi nove anni e le prime avvisaglie di pensiero futurista.

Perché è questa l'età in cui i bambini iniziano a pensare al futuro, vero?

Confusa, devo dire, mi accingo a rispondere alle sue domande, cercando di ascoltarlo sempre e soprattutto di guardarlo, di visualizzarlo, di carpire dai suoi atteggiamenti le sue direzioni mentali.

Così, lo scorso ventuno di giugno, solstizio d'estate, guardando negli occhi la mia amica estiva appena giunta con tanto di tredicenne e procace figlia al seguito, le ho subito enunciato il mio presentimento: "gli spezzerà il cuore, al mio Big Boy!"

E, ahimè, avevo completamente ragione!

Giorno dopo giorno la sua estate è stata cadenziata dal pensiero fisso della procace tredicenne, ovviamente poco interessata a lui ma abbastanza carina e amorevole da essergli teneramente amica.
Un disastro! I novenni travisano alla grande, come quarantenni in erba, qualsiasi atteggiamento femminile: nel suo cervello, completamente e irrimediabilmente XY, lei era interessata a lui!

Nel frattempo, probabilmente incosciamente guidato anche dalle faccende familiari, il mio Big Boy mi poneva domande e dubbi sul matrimonio!

"Ma è indispensabile sposarsi? Cosa ci si sposa a fare? E' inutile, non serve! Basta vivere insieme! Giusto?"

E Cavolo Big Boy, se lo scopri fammelo sapere!
Si penso tu abbia ragione, è inutile, l'amore non esiste, è solo un'illusione temporanea! 
---ho solo pensato---

Eh Big Boy! Bella domanda... non so risponderti, perché è una di quelle questioni dove una risposta sola probabilmente nemmeno esiste! 
Alcune persone pensano che coronare il loro amore con il matrimonio sia indispensabile e giusto!
Altre lo trovano superfluo!
Entrambe le categorie nella vita cambiano idea, delle volte!
---ho risposto---
 
Telefonino dotato per ragioni prettamente pratiche, appena la procace tredicenne ha lasciato il lido vacanziero, il mio Big Boy ha passato le sue giornate a tempestarla di messaggini, foto, fotomontaggi, messaggi vocali, enunciandole ripetutamente e assiduamente il suo amore.
Chiedendo addirittura il sostegno del complice Little Boy, che per età è ancora più portato ad intenerire la femmina tipo!

Nulla! La procace tredicenne, tornata al covo, lo ha completamente ignorato!
Giorni di nervosismo, di domande sulle plausibili motivazioni, di giustificaizoni!
Colpe scaricate su chiunque, soprattutto sul tenero complice Little Boy, ovviamente!

Poi ieri sera, ultimo giorno pre-scolare, ha enunciato a se stesso il sopraggiunto limite!
E ha inviato un messaggino a me! New generation communication...

"Mamma! L'ho scancellata!"

Cavolo, Big Boy, sei più forte di tante Very Normal Women che conosco! (me compresa, cavolo!)
Sono fiera di te! E' così che si dovrebbe fare...
Non mi vuoi? Ti SCANCELLO!
---ho solo pensato---

Ah! Ok!
Se ti fa stare meglio...
---ho risposto---

Stasera la sua risposta! Sempre un messaggino, of course...

"Beh! stare meglio no..."

E ora?

Ok! Lo abbraccio, gli porgo i Bucaneve e la Nutella, tiro fuori del gelato con un paio di cucchiaini, metto su Il Diario di Bridget Jones e aspetto che la dimentichi, tra sospiri e lacrime...
---ho solo pensato---

E, disorientata, non ho ancora risposto...



venerdì 11 settembre 2015

SBROCCATA

C'era una volta,
una principessa fortunata.

Era nata un sabato mattina, bella e morbida, subito amata e coccolata dalla sua regina, dal suo re e dai principini suoi fratelli.
Una corte intera aspettava il suo arrivo con ritrovata gioia e speranza per il futuro.
Erano anni felici, la prosperità aleggiava su tutto il regno.

Il re e la regina erano apparentemente una coppia felice e innamorata. Ancora entusiasti e carichi di idee e energie.

A questa principessa, le madrine sagge, donarono subito alcune doti preziose:

  • l'ottimismo e la follia affinché la principessa fosse sempre solare e felice,
  • la logica in modo che potesse sempre agire con il giusto raziocinio, nonostante la follia,
  • uno spirito di farfalla che l'avrebbe mantenuta sempre libera e colorata,
  • l'anima di una sirena, che l'avrebbe tenuta sempre vicino al mare.

Il mare, l'unico elemento che sarebbe sempre riuscito a placare la sua irruenza, la sua esuberanza e l'istinto, naturali conseguenze delle doti appena donatele.

Solo una delle madrine sagge, di nascosto da tutti, aggiunse alle doti, un dono prezioso ma estremamente pericoloso, un dono che la principessa fortunata avrebbe scoperto un po'per volta, un dono implacabile, che se stimolato nel modo sbagliato, avrebbe alimentato la sua follia e le avrebbe procurato diversi problemi.

La principessa fortunata, ebbe un'infanzia dominata dall'amore, un affetto tangibile che la toccava e la stringeva, proteggendola tra mille cuscini morbidi.
Grazie a questo fu da subito una bambina docile ed ubbidiente.
Ma non era casuale che lo fosse; nessuno osava contraddire il suo ottimismo e la sua follia, sempre utilizzate con dosi abbondanti di ragione.
Nessuno aveva ancora stimolato, in questo modo, quel dono subdolo.

Quindi la principessa fu subito la più amata dalle educatrici di corte, studiosa ma simpatica, intelligente e proattiva, una persona vivace e creativa. Era un piacere parlare con lei di letteratura e storia, per ogni argomento trovava lo stimolo per approfondirlo, non era mai sazia, rimaneva sempre con alcune domande, nella sua testa. E si prometteva sempre che prima o poi avrebbe scovato le risposte a tutto.
La principessa fortunata era una che metteva in discussione l'infinito. 
Non capì mai, nemmeno da grande, che cosa volesse davvero significare, quell'otto orizzontale, un numero caduto, sdraiato.
Era solo, secondo lei, un'invenzione, un'illusione temporanea, inventata per accontentare la gente.
(un po'come l'amore, pensò poi un giorno...).

La principessa fortunata otteneva sempre quello che voleva.
Aveva la testa dura di natura, le doti delle madrine sagge l'aiutavano molto a raggiungere sempre gli obiettivi che si prefissava.
Le rimaneva facile, con la sua loquacità unita al sorriso e all'entusiasmo, incantare le folle con le sue parole e portarle sempre dalla sua parte.
Le persone sembravano incantate da lei. Veniva sempre accolta, aiutata e accontentata.
Lei di contro faceva sempre di tutto per meritarsi tutto ciò che conquistava.
Era generosa, sempre disponibile e aveva buoni consigli per tutti.
Il suo entusiasmo era fonte d'energia per tutti coloro che le giravano intorno.
Aveva un'aura dorata, piena di speranza e forza. E lei faceva in modo che tutti potessero attingerne.
Perché aveva capito il valore di avere persone felici e serene intorno.
Alla fine avrebbero arricchito e avvalorato anche lei.

Insieme a lei, crescevano i suoi doni, tutti. Anche quello pericoloso, quello dell'ultima madrina.
Iniziò a palesarsi man mano che la principessa, che amava muoversi, in tutti i significati del termine, usciva dal regno.
Era la ribellione!
Inizialmente erano le domande nella sua testa, il bisogno continuo di capire le cose nel profondo. Solo così, non condividendole avrebbe potuto scegliere di annientarle.
Era una ribellione logica la sua. 
Costruttiva.
Il suo non accontentarsi mai era la punta di questo dono. Non avrebbe mai e poi mai accettato qualcosa che non condivideva e non capiva. Avrebbe lottato fino alla fine per opporsi a qualcosa che non condivideva.
La principessa, però ricordiamo, era una principessa fortunata.
E la sua ribellione era stato un dono, un regalo, non una maledizione.

La sua ribellione la salvò dall'omologazione, dalla piattezza, dalla insana normalità che minacciavano il regno.
L'aiutò a fuggire e a liberarsi da quei cuscini morbidi e protettivi, che però le toglievano l'aria e non permettevano al suo spirito di farfalla e alla sua anima di sirena, di esprimersi.

Riuscì così senza problemi a viaggiare, girare il mondo fuori dal regno. Grazie alla sua curiosità si sforzò sempre di conoscere nel profondo le terre che attraversava nei suoi viaggi. Amava immedesimarsi nelle diverse culture, godere appieno di ogni esperienza che durante i suoi viaggi le si proponeva.

La sua mente diveniva così sempre più aperta. Vivace e solare. La sua curiosità si auto-alimentava. Il suo spirito di farfalla e la sua anima di sirena si nutrivano della ribellione. La logica e la follia (soprattutto) si fondevano nelle sue scelte. Che anche quando sbagliate, la principessa fortunata, accettava come tali. Era brava anche ad assumersi tutte le sue responsabilità.
Le madrine sagge erano state davvero benevole con lei.
Era proprio una principessa fortunata....

Poi un giorno si innamorò.....

(to be continued)






martedì 8 settembre 2015

DISADATTATA!

...vita vissuta.. da una qualunque!

Ad esempio: il pappagallino brasiliano. Dalla sua gabbietta ci pensa tutti i giorni a quanto sia stimolante svolazzare nella foresta. 
Ma poi tranquillo si addormenta nella sua gabbietta arredata. 
Così sicura, così rassicurante, non difficile e anche pericolosa come l'Amazzonia! 

O anche il pipistrello statunitense: ama le luci di Manhattan, il rumore di Time Square, tutte quelle teste piene di capelli ai quali attaccarsi. Ma poi, tranquillo e beato, torna solitario sotto i ponti del Qeens. Che conosce come i suoi sotto-ali, così pacifici, non pericolosi come Manhattan!


INGRATA

...vita vissuta da una chiunque qualsiasi...

Racconto la loro storia, non diversa da quella di molti altri della loro generazione.
Giovani ospiti di una Milano progressista nella metà degli anni ’60. Giovani ragazzi, grandi bambini, troppo grandi per viversi appieno anche il ’68, con i suoi tumulti e la ribellione, con quell’atmosfera che alla lunga avrebbe favorito un po’ l’apertura mentale.
Loro nel ’68 si sono sposati, dopo anni di fidanzamento. Che una volta era una cosa seria, fin troppo. Avevano già previsto dove avrebbero vissuto, come si sarebbero mantenuti, quanti figli volevano, come li avrebbero cresciuti.
Tutto programmato, tranquillo, sicuro. Tutto come desiderato. Ma non da loro. Che forse cosa desideravano davvero non se lo sono mai chiesto.
Loro che, oggi, anziani e depressi, si difendono da qualsiasi cosa dietro ai “tu non lo sai i sacrifici che abbiamo dovuto fare noi, li farei fare a voi..”. Io che risponderei che tutti quei sacrifici in realtà, cari miei, li avete forse più voluti fare che dovuti, inseguendo un concetto di normalità e giusto vivere che acquietava le vostre coscienze e consolava quello che era l’unico sussulto della vostra anima. Apparire. Apparire una famiglia felice, apparire una famiglia media, apparire per appartenere. Appartenere a una borghesia che di borghese aveva ben poco, appunto tanta apparenza e pochi libri, tanta apparenza e tante quinte elementari.
Che non ci sarebbe stato niente di male in quelle quinte elementari, se soltanto fossero state accettate. Da voi stessi!
Quindi un lavoro sicuro, che tutt’oggi lui pagherebbe con la vita a vedercene avere uno a noi, senza per nulla pensare che noi siamo cresciuti completamente all’oscuro da questo concetto e che magari ci va anche stretto.
Quindi, un lavoro sicuro e il più standard possibile. Tranquillo. Tranquilla apparenza.
Una casa il più casa possibile. Tende, tappeti, carta da parati, soprammobili. Un giardino e possibilmente un cane.
Figli. Almeno due. Nati, battezzati di bianco vestiti, i calzettoni con i buchi fino al ginocchio, il gilet, la camicia a quadretti, le ballerine di vernice. Ma solo per i giorni di festa.
Serate serene e tranquille. La cena come rito, tutti insieme, con la tv accesa, la sigla del telegiornale come buon appetito.
Tutto molto standard. Rassicurante, tranquillo. Perfettamente borghese.
La gita domenicale, dopo la messa spesso, o i pasticcini dopo pranzo, sempre gli stessi. Sempre lo stesso, il pranzo domenicale, le solite portate.
Le visite ai parenti nella settimana di Natale, il cimitero il 2 novembre, la passeggiata pomeridiana il 1 gennaio.
Le poche uscite, i “vestiti bene che facciamo le foto”.
Tutto questo venduto per serenità. Tutto questo venduto per normalità.
Alla fine la vita cos’è, non ve lo siete mai chiesto davvero.
L’avete accettata.
Poi siete diventati grandi. Cambia la routine. I figli crescono. Se ne vanno. Poi tornano. Poi se ne rivanno. Avete finito di lavorare. Non avete più il giardino e nemmeno il cane. Le consuetudini del filo di pane tutti i giorni, della scorta di sale e zucchero in casa, del si mangia tutti insieme e la sigla del telegiornale a dare il buon appetito. Le uniche certezze. Come uniche emozioni, diversivi, le bollette da pagare, le riunioni condominiali, una nuova marca di detersivo.
Voi che di sacrifici ne avete voluti sempre fare tanti. E che ora non riuscite a fare il sacrificio di vivere. Gioire. Raccogliere tutto questo seminare che avete fatto. E invece vi chinate soltanto a raccogliere le vostre frustrazioni. I vostri giusto da lanciare ai continui nostri sbagliato.
E io, ingrata e ottusa, che vorrei solo vedervi vivere.
Godere del tempo libero che provate ad occupare in continuazione con obblighi e mestieri che ormai non avete più.
Tempo libero per parlare, viaggiare, scoprire, godere. Del sole, della sabbia, della natura.
Ancora ancorati al non ho tempo che vi ha fatto apparire per tutta la vita così borghesi. Che vi ha fatto sentire vivi. Come se non avere tempo volesse significare essere vivi. Non avete mai fatto il sacrificio più importante. Il sacrificio di usare il vostro tempo per vivere. Avete sempre voluto e preferito essere dannatamente impegnati in qualcosa di dannatamente e illusoriamente importante.
E ora? Ora che diventa ogni giorno più difficile inventarsi qualcosa di così dannatamente importante da rubarvi tutto il vostro tempo? E ora come la gestite la frustrazione? E ora che di tutta quell’apparenza vana non rimane più nemmeno l’ombra? Ora che ci fate con la vostra borghesia? Con la famiglia ipocrita ma perfetta. Con l’amore mai goduto. Mai cercato. Mai domandato? Con quello standard piatto e vuoto?
Sono un’ ingrata quando penso che vi prenderei a schiaffi per smuovervi quello sguardo triste in quegli occhi ormai immobili. Vi scuoterei per rimettere in circolo un po’di linfa.
Provate emozioni, fatevi venire i brividi. Vivete sbagliando! Sbagliate e ridetene! Impazzite felici. Ballate, correte, sdraiatevi sull’erba bagnata, rotolatevi sulle dune di sabbia. Non lavatevi. Uscite con i pantaloni strappati e la camicia stropicciata. Non cambiate le lenzuola. Mandateci a fanculo. Liberatevi dal sacrificio. Per forza sacrificati, per forza di corsa, per forza stanchi, per forza tristi, per forza vecchi.

Respirate!

martedì 21 luglio 2015

Vorrei essere così!

Che strano trovarmi spesso a ricercarmi qua dentro, ogni volta cercando di capire quale fosse stato il percorso per arrivare alla me attuale.
Qua inesorabilmente, ogni volta, mi ritrovo. E capisco che alla fine io sono questa qua. Che un giorno si perse e poi però un giorno si ritrovò e fu, da allora, di nuovo, se stessa. Questa qua.
Da una parte avrei preferito scoprire di essermi persa ancora. Invece no. Sono io, questo cervello scollegato dal cuore o forse così collegato all'anima da non esserlo più, cervello!
Sono io, sulla mia nuvola piena di ideali che fa fatica a cedere alla realtà. Un'esuberante razionale che non vuole arrendersi al fatto che al mondo esista anche il grigio, il beige, la gente vuota. Un'ottimista folle che le aspettative non le vuole abbassare e che la gente la scuoterebbe per le spalle urlando: "dai reagisci che le cose le puoi cambiare se vuoi". Una illusa che la soluzione esista sempre se esiste il problema.
Una stupefatta spalanca occhi, davanti all'immobilità altrui. Di coloro che si lamentano, si compatiscono, si crogiolano nella loro situazione stantia.
Vorrei essere così. Ignorarli anche io i problemi, che se gli ignori non esistono o almeno esistono un po'meno. Vorrei essere così anche io, che se ti perdi nella tua confusione, sai darti tempo. Vorrei essere così. Che non é obbligatorio trovare sempre una soluzione. Che alle volte il problema c'è ma la soluzione no! Imparare ad insegnare agli altri intorno a me ad abbassare le aspettative. Imparare ad abbassarle anche io, anche su me stessa. Vorrei essere così. Così anche io. Una che si lamenta, che si piange addosso. Una che ti toglie energia. E poi. Vorrei essere così. Così vuota da non mettermi mai in discussione, che non é mai colpa mia, che sono gli altri che sbagliano. Mai più un senso di colpa. Mai più il timore di far soffrire. Mai più la paura di essere fraintesa. Mai più. Mai più il cervello che non si ferma mai. Il timore di rilassarmi. L'incertezza di lasciarmi andare. Vorrei essere così.....
Volevo essere così... 

venerdì 27 febbraio 2015

Surrealtà

É surreale rileggere questo diario di tanto in tanto.
Ci inciampo dentro, spesso, per caso. Un po' come dentro me stessa, in fondo!
Qua dentro c'è più me stessa di quanto immaginiate.
Dunque, per aggiornare chi per sapere di me preferisce leggerne, sono viva. Più viva che mai.
Big Boy é un ragazzone ribelle, nei suoi otto anni e mezzo di nuova generazione. Bello come il primo sole di primavera, sfrontato come il libeccio di fine estate. Sempre più autonomo e sfacciato, come solo mio figlio poteva essere. Sereno. Si, una conquista tutta nostra, mia e sua. Rilassato nei suoi mille impegni, che sono i nostri impegni, of course! Forse un po' sballottato, ok, ma consapevole più che mai che potrà sempre contare su di me! Sulla sua mamma!
Little Boy é frizzantino e gustoso come una bottiglia di Cartizze!
Ha imparato il gusto dell'amicizia, dello scanzonare, dello stare insieme e del condividere. Parla ininterrottamente, usa termini forbiti, come solo la "Yo-yo generation" può fare.
Usa ancora un po' di ciuccio. Madre libertina asseconda, con valide motivazioni che se vorrete trovate in un post di qualche tempo fa.
Adora il suo "flatello maggiore" che di tanto in tanto abbraccia e bacia come un cucciolo di labrador! Molto più spesso gli dimostra il suo amore con cazzottini, calcetti, urla e capricci senza fine. Ancora tra i fan sfegatati di Peppa Pig, segue con interesse crescente Calimero, del quale canta contento la sigla ogni volta che può.
Cresce sempre il giusto, fa il suo, di lui un nutrizionista saggio direbbe: "é bravo ma non si applica"! Del resto, non ho ancora imparato a cucinare. Il miracolo di Master Chef non si é ancora consumato nella nostra cucina!
Last but not least, Little Boy fa la pipì in piedi! Ha imparato da un suo "grande amico" alla scuola materna e, tornato a casa, con l'esuberanza del piccolo labrador di cui sopra, me lo ha dimostrato, in punta di piedi, davanti a quel water! Ragazze, il macho che é in lui sta reagendo bene!
Cosa dire di me? Quello che é già stato detto per una certa Dubin qualche anno fa:
"che uomo coraggioso che é, quella brava donna!".
Spero ogni giorno che aggiungere al mio naturale essere donna, il dover fare anche l'uomo di casa non mi faccia crescere peli sul petto.
Così ogni sera, controllando allo specchio di non avere il pomo d'Adamo, posso comunque ritenermi molto soddisfatta!
Le donne ce la fanno, sempre!

lunedì 29 settembre 2014

Tremate tremate...

...che sta arrivando l'autunno!!! 

Ciao, ciao a tutte, Very Normal Women!

Sono tornate... 
sono tornate le lunghe pensate, le parole non dette, le frasi mai urlate. 
Che vogliono solo essere scritte!

Sono cambiate un sacco di cose. 
Sono cambiata!
Sono cambiata un sacco!




Very Normal ME, ha iniziato un lungo percorso di ritrovamento!
Prima di tutto si è accorta di essersi completamente persa, di non saper più chi era, dove fosse e soprattutto il perché!
Il perché di tante cose!

Sarà grazie a Plutone! Oppure sarà l'età! 
Oppure, echecavolo, sarà grazie a ME!

Che ci metto sempre un sacco a prendere delle decisioni, che sono riflessiva e razionale, ma anche ostica. Che a un certo punto le prendo, ste decisioni, che sembra quasi che lo stia facendo tutto d'un fiato, senza nessuna coscienza. 
E invece sono anni che la nutro, che la covo, che la maturo!
Non è che poi in tutti questo tempo, delle volte, mi soffermi a pensare alle conseguenze, poi!

Insomma, ben ritrovate, a voi e a ME!

Lo spirito di questo blog è stato inizialmente il voler essere uno strumento, uno strumento utile a persone, donne, normali, nel pieno della loro "donnità", nel bel mezzo della loro "adultità", insomma per donne, non ragazze!

Poi, nei giorni, nei mesi è diventato sempre di più il mio diario! Dove condividendo con voi, Very Normal Women, la mia Very Normal Daily Life, alla fine trovavo spesso "delle soluzioni", che spesso, dai, sono state anche soluzioni per tutte Noi!

Ecco, questo grande vaso di emozioni, consigli, racconti non si è mai fermato, insieme a me, che spesso in questi mesi mi sono riletta, vogliosa di scrivere, ma solo al momento giusto, quando sarebbe stato quello giusto, quando facendo delle domande sarei stata pronta a ricevere delle risposte, quando sarebbe stato di nuovo il momento!

Eccomi qua, quindi! Eccoci qua..
Lui, alle solite, solo lavoro, amici, indecisioni e decisioni da prendere!

Little Boy, che ha iniziato la scuola materna!
Big Boy che è un bel ragazzotto in terza elementare!
Me, noi tre insieme, in una nuova città!

E presto, quindi, tanti consigli utili sotto la voce trasferimento, famiglia in viaggio, trasloco, amori a distanza, famiglia a distanza, nuovo lavoro, nuova scuola, nuovi amici, nuovo tutto!