Che strano trovarmi spesso a ricercarmi qua dentro, ogni volta cercando di capire quale fosse stato il percorso per arrivare alla me attuale.
Qua inesorabilmente, ogni volta, mi ritrovo. E capisco che alla fine io sono questa qua. Che un giorno si perse e poi però un giorno si ritrovò e fu, da allora, di nuovo, se stessa. Questa qua.
Da una parte avrei preferito scoprire di essermi persa ancora. Invece no. Sono io, questo cervello scollegato dal cuore o forse così collegato all'anima da non esserlo più, cervello!
Sono io, sulla mia nuvola piena di ideali che fa fatica a cedere alla realtà. Un'esuberante razionale che non vuole arrendersi al fatto che al mondo esista anche il grigio, il beige, la gente vuota. Un'ottimista folle che le aspettative non le vuole abbassare e che la gente la scuoterebbe per le spalle urlando: "dai reagisci che le cose le puoi cambiare se vuoi". Una illusa che la soluzione esista sempre se esiste il problema.
Una stupefatta spalanca occhi, davanti all'immobilità altrui. Di coloro che si lamentano, si compatiscono, si crogiolano nella loro situazione stantia.
Vorrei essere così. Ignorarli anche io i problemi, che se gli ignori non esistono o almeno esistono un po'meno. Vorrei essere così anche io, che se ti perdi nella tua confusione, sai darti tempo. Vorrei essere così. Che non é obbligatorio trovare sempre una soluzione. Che alle volte il problema c'è ma la soluzione no! Imparare ad insegnare agli altri intorno a me ad abbassare le aspettative. Imparare ad abbassarle anche io, anche su me stessa. Vorrei essere così. Così anche io. Una che si lamenta, che si piange addosso. Una che ti toglie energia. E poi. Vorrei essere così. Così vuota da non mettermi mai in discussione, che non é mai colpa mia, che sono gli altri che sbagliano. Mai più un senso di colpa. Mai più il timore di far soffrire. Mai più la paura di essere fraintesa. Mai più. Mai più il cervello che non si ferma mai. Il timore di rilassarmi. L'incertezza di lasciarmi andare. Vorrei essere così.....
Volevo essere così...
Una donna normale, di nuova generazione, alle prese con una quotidianità vivace, sostenuta da una fervida curiosità e da un forte amore per la vita. Per provare a far sorridere e a semplificare la vita a tante Very Normal Women.
martedì 21 luglio 2015
venerdì 27 febbraio 2015
Surrealtà
É surreale rileggere questo diario di tanto in tanto.
Ci inciampo dentro, spesso, per caso. Un po' come dentro me stessa, in fondo!
Qua dentro c'è più me stessa di quanto immaginiate.
Dunque, per aggiornare chi per sapere di me preferisce leggerne, sono viva. Più viva che mai.
Big Boy é un ragazzone ribelle, nei suoi otto anni e mezzo di nuova generazione. Bello come il primo sole di primavera, sfrontato come il libeccio di fine estate. Sempre più autonomo e sfacciato, come solo mio figlio poteva essere. Sereno. Si, una conquista tutta nostra, mia e sua. Rilassato nei suoi mille impegni, che sono i nostri impegni, of course! Forse un po' sballottato, ok, ma consapevole più che mai che potrà sempre contare su di me! Sulla sua mamma!
Little Boy é frizzantino e gustoso come una bottiglia di Cartizze!
Ha imparato il gusto dell'amicizia, dello scanzonare, dello stare insieme e del condividere. Parla ininterrottamente, usa termini forbiti, come solo la "Yo-yo generation" può fare.
Usa ancora un po' di ciuccio. Madre libertina asseconda, con valide motivazioni che se vorrete trovate in un post di qualche tempo fa.
Adora il suo "flatello maggiore" che di tanto in tanto abbraccia e bacia come un cucciolo di labrador! Molto più spesso gli dimostra il suo amore con cazzottini, calcetti, urla e capricci senza fine. Ancora tra i fan sfegatati di Peppa Pig, segue con interesse crescente Calimero, del quale canta contento la sigla ogni volta che può.
Cresce sempre il giusto, fa il suo, di lui un nutrizionista saggio direbbe: "é bravo ma non si applica"! Del resto, non ho ancora imparato a cucinare. Il miracolo di Master Chef non si é ancora consumato nella nostra cucina!
Last but not least, Little Boy fa la pipì in piedi! Ha imparato da un suo "grande amico" alla scuola materna e, tornato a casa, con l'esuberanza del piccolo labrador di cui sopra, me lo ha dimostrato, in punta di piedi, davanti a quel water! Ragazze, il macho che é in lui sta reagendo bene!
Cosa dire di me? Quello che é già stato detto per una certa Dubin qualche anno fa:
"che uomo coraggioso che é, quella brava donna!".
Spero ogni giorno che aggiungere al mio naturale essere donna, il dover fare anche l'uomo di casa non mi faccia crescere peli sul petto.
Così ogni sera, controllando allo specchio di non avere il pomo d'Adamo, posso comunque ritenermi molto soddisfatta!
Le donne ce la fanno, sempre!
Ci inciampo dentro, spesso, per caso. Un po' come dentro me stessa, in fondo!
Qua dentro c'è più me stessa di quanto immaginiate.
Dunque, per aggiornare chi per sapere di me preferisce leggerne, sono viva. Più viva che mai.
Big Boy é un ragazzone ribelle, nei suoi otto anni e mezzo di nuova generazione. Bello come il primo sole di primavera, sfrontato come il libeccio di fine estate. Sempre più autonomo e sfacciato, come solo mio figlio poteva essere. Sereno. Si, una conquista tutta nostra, mia e sua. Rilassato nei suoi mille impegni, che sono i nostri impegni, of course! Forse un po' sballottato, ok, ma consapevole più che mai che potrà sempre contare su di me! Sulla sua mamma!
Little Boy é frizzantino e gustoso come una bottiglia di Cartizze!
Ha imparato il gusto dell'amicizia, dello scanzonare, dello stare insieme e del condividere. Parla ininterrottamente, usa termini forbiti, come solo la "Yo-yo generation" può fare.
Usa ancora un po' di ciuccio. Madre libertina asseconda, con valide motivazioni che se vorrete trovate in un post di qualche tempo fa.
Adora il suo "flatello maggiore" che di tanto in tanto abbraccia e bacia come un cucciolo di labrador! Molto più spesso gli dimostra il suo amore con cazzottini, calcetti, urla e capricci senza fine. Ancora tra i fan sfegatati di Peppa Pig, segue con interesse crescente Calimero, del quale canta contento la sigla ogni volta che può.
Cresce sempre il giusto, fa il suo, di lui un nutrizionista saggio direbbe: "é bravo ma non si applica"! Del resto, non ho ancora imparato a cucinare. Il miracolo di Master Chef non si é ancora consumato nella nostra cucina!
Last but not least, Little Boy fa la pipì in piedi! Ha imparato da un suo "grande amico" alla scuola materna e, tornato a casa, con l'esuberanza del piccolo labrador di cui sopra, me lo ha dimostrato, in punta di piedi, davanti a quel water! Ragazze, il macho che é in lui sta reagendo bene!
Cosa dire di me? Quello che é già stato detto per una certa Dubin qualche anno fa:
"che uomo coraggioso che é, quella brava donna!".
Spero ogni giorno che aggiungere al mio naturale essere donna, il dover fare anche l'uomo di casa non mi faccia crescere peli sul petto.
Così ogni sera, controllando allo specchio di non avere il pomo d'Adamo, posso comunque ritenermi molto soddisfatta!
Le donne ce la fanno, sempre!
lunedì 29 settembre 2014
Tremate tremate...
...che sta arrivando l'autunno!!!
Ciao, ciao a tutte, Very Normal Women!
Sono tornate...
sono tornate le lunghe pensate, le parole non dette, le frasi mai urlate.
Che vogliono solo essere scritte!
Sono cambiate un sacco di cose.
Sono cambiata!
Sono cambiata un sacco!
Very Normal ME, ha iniziato un lungo percorso di ritrovamento!
Prima di tutto si è accorta di essersi completamente persa, di non saper più chi era, dove fosse e soprattutto il perché!
Il perché di tante cose!
Sarà grazie a Plutone! Oppure sarà l'età!
Oppure, echecavolo, sarà grazie a ME!
Che ci metto sempre un sacco a prendere delle decisioni, che sono riflessiva e razionale, ma anche ostica. Che a un certo punto le prendo, ste decisioni, che sembra quasi che lo stia facendo tutto d'un fiato, senza nessuna coscienza.
E invece sono anni che la nutro, che la covo, che la maturo!
Non è che poi in tutti questo tempo, delle volte, mi soffermi a pensare alle conseguenze, poi!
Insomma, ben ritrovate, a voi e a ME!
Lo spirito di questo blog è stato inizialmente il voler essere uno strumento, uno strumento utile a persone, donne, normali, nel pieno della loro "donnità", nel bel mezzo della loro "adultità", insomma per donne, non ragazze!
Poi, nei giorni, nei mesi è diventato sempre di più il mio diario! Dove condividendo con voi, Very Normal Women, la mia Very Normal Daily Life, alla fine trovavo spesso "delle soluzioni", che spesso, dai, sono state anche soluzioni per tutte Noi!
Ecco, questo grande vaso di emozioni, consigli, racconti non si è mai fermato, insieme a me, che spesso in questi mesi mi sono riletta, vogliosa di scrivere, ma solo al momento giusto, quando sarebbe stato quello giusto, quando facendo delle domande sarei stata pronta a ricevere delle risposte, quando sarebbe stato di nuovo il momento!
Eccomi qua, quindi! Eccoci qua..
Lui, alle solite, solo lavoro, amici, indecisioni e decisioni da prendere!
Little Boy, che ha iniziato la scuola materna!
Big Boy che è un bel ragazzotto in terza elementare!
Me, noi tre insieme, in una nuova città!
E presto, quindi, tanti consigli utili sotto la voce trasferimento, famiglia in viaggio, trasloco, amori a distanza, famiglia a distanza, nuovo lavoro, nuova scuola, nuovi amici, nuovo tutto!
Ciao, ciao a tutte, Very Normal Women!
Sono tornate...
sono tornate le lunghe pensate, le parole non dette, le frasi mai urlate.
Che vogliono solo essere scritte!
Sono cambiate un sacco di cose.
Sono cambiata!
Sono cambiata un sacco!
Very Normal ME, ha iniziato un lungo percorso di ritrovamento!
Prima di tutto si è accorta di essersi completamente persa, di non saper più chi era, dove fosse e soprattutto il perché!
Il perché di tante cose!
Sarà grazie a Plutone! Oppure sarà l'età!
Oppure, echecavolo, sarà grazie a ME!
Che ci metto sempre un sacco a prendere delle decisioni, che sono riflessiva e razionale, ma anche ostica. Che a un certo punto le prendo, ste decisioni, che sembra quasi che lo stia facendo tutto d'un fiato, senza nessuna coscienza.
E invece sono anni che la nutro, che la covo, che la maturo!
Non è che poi in tutti questo tempo, delle volte, mi soffermi a pensare alle conseguenze, poi!
Insomma, ben ritrovate, a voi e a ME!
Lo spirito di questo blog è stato inizialmente il voler essere uno strumento, uno strumento utile a persone, donne, normali, nel pieno della loro "donnità", nel bel mezzo della loro "adultità", insomma per donne, non ragazze!
Poi, nei giorni, nei mesi è diventato sempre di più il mio diario! Dove condividendo con voi, Very Normal Women, la mia Very Normal Daily Life, alla fine trovavo spesso "delle soluzioni", che spesso, dai, sono state anche soluzioni per tutte Noi!
Ecco, questo grande vaso di emozioni, consigli, racconti non si è mai fermato, insieme a me, che spesso in questi mesi mi sono riletta, vogliosa di scrivere, ma solo al momento giusto, quando sarebbe stato quello giusto, quando facendo delle domande sarei stata pronta a ricevere delle risposte, quando sarebbe stato di nuovo il momento!
Eccomi qua, quindi! Eccoci qua..
Lui, alle solite, solo lavoro, amici, indecisioni e decisioni da prendere!
Little Boy, che ha iniziato la scuola materna!
Big Boy che è un bel ragazzotto in terza elementare!
Me, noi tre insieme, in una nuova città!
E presto, quindi, tanti consigli utili sotto la voce trasferimento, famiglia in viaggio, trasloco, amori a distanza, famiglia a distanza, nuovo lavoro, nuova scuola, nuovi amici, nuovo tutto!
mercoledì 26 febbraio 2014
C'erO una volta...
Ad oggi sono una giovane mamma trentatreenne infelicemente inoccupata.
Che per diletto, un po' per hobby e un po'per vanità, scrive.
Che non si tira indietro di fronte a nulla e aspettando di andarmene chissà dove, che poi dove in realtà lo so già benissimo, si diverte lavorando come cameriera ogni tanto, sostenendo, oltretutto, che più comunicazione di così, in realtà, non si può.
Ma, tornando indietro nel tempo...
Avevo solo sei anni, quando urlai dietro a mia madre, che da grande mi sarei comprata un grande albergo, con tante governanti e io mi sarei occupata dei soldi e di comandare... (intendendo che mi sarei occupata della gestione ovviamente!).
Avevo solo quindici anni, quando al telefono con la nonna in Canada e sfidando la coppia di stupendi genitori che mi sono capitati, le dissi di farmi un biglietto e che avrei passato tre mesi con lei!
Mia madre non ha creduto che partissi davvero fino alla mattina in cui mi vide attraversare quel Gate a Fiumicino.
Per la prima volta in viaggio da sola, per la prima volta libera.
Ricordo ancora quello scalo a Venezia.
Non ho conservato con cura, purtroppo, quel diario di viaggio che compilai da quella mattina in poi, per tre mesi, e nemmeno quel paio di occhiali da sole che mi affrettai a comprare affascinata dal mio primo duty-free shop a Venezia.
Allora non pensavo che i ricordi sarebbero stati così importanti per la costruzione del futuro.
Avevo solo quindici anni.
Già lì dimostrai la mia tempra, implorando le mie cugine di farmi lavorare al ristorante italiano dove lavoravano loro, e per settimane lavai lattuga, con l'acqua che era talmente fredda che ancora me lo ricordo.
E con un sacco di colleghi che inizialmente non capivo affatto, ma con i quali presto iniziai invece a scambiare battute e confidenze.
Avevo imparato l'inglese, lavando la lattuga.
Poi ne avevo circa sedici, quando urlai dietro a mia madre che nell'attesa di potermi comprare quell'albergo li che continuavo a sognare, e che mi sono sempre immaginata, avrei fatto la hostess di aereo...
Durante le scuole superiori, ogni estate, contro il parere dei miei splendidi genitori, mi impegnai ad imparare a lavorare.
Costrinsi mio padre a parlare di me al suo capo, il direttore di un villaggio turistico svizzero, che il primo anno mi mise a contare monetine nel back office del ricevimento, il secondo a sistemare libri nella biblioteca e ad aprire le casseforti ai clienti negli orari stabiliti, il terzo e il quarto anno, però, mi assunse come "aiuto ricevimento" e tra le altre cose, mi diede la possibilità di utilizzare i programmi di booking e di stare perfino nel front office!
Poi a diciotto mi sono diplomata. Al turistico of course! E con il massimo dei voti!
E con la "scusa" dell'università me ne sono andata a Milano.
Volevo imparare le lingue. Studiando.
Ma in Italia, all'Università, in realtà le lingue non le impari, nemmeno se ti impegni tanto.
E allora con il mio inglese americano, imparato durante quella fortunata vacanza dalla nonna in Canada, quando di anni ne avevo solo quindici, iniziai presto ad affannarmi alla ricerca della mia "indipendenza"!
Ed ho iniziato a lavorare nella comunicazione, nel marketing e nell'organizzazione di eventi.
Presto, prestissimo, mi innamorai di quel lavoro.
Viaggiavo tanto, solo in Italia, ma tutte le settimane.
E mi sono impegnata tanto, tantissimo, e sono diventata anche brava!
E sono arrivata, dopo più di dieci anni, ad essere responsabile marketing di importanti realtà.
Ma.. io non volevo lavorare nel turismo?
E quindi?
Come ci sono finita a rincorrere un lavoro che in realtà non ho mai sognato?
Ok, sicuramente è quello che so fare, tutto sommato anche con piacere.
Ma una mia particolare idea sul significato profondo della vita, non è concorde!
Infatti penso che il vero significato dell'esistenza sia quello di carpire quali siano i personali talenti e far di tutto per esaudirli, per poter meglio metterli, poi, a disposizione dell'universo.
Quindi, stamattina, riflettendo sui curriculum versati, sono qui a chiedermi dove sia finito il sogno del mio albergo...
Punto. E a capo?
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martedì 18 febbraio 2014
Vuoi il secondo figlio? Parliamone! - Parte VII
Buongiorno, madre di figlio unico!
Eccoci di nuovo qui, a riflettere su quanto tu sia pronta per, di nuovo, riprodurti.
Ti ho lasciato a novembre, parlavamo di terrible two, ricordi!(link)
Ecco, prima di tutto, non sono ancora passati!
Sai, Little Boy è da dieci giorni in "vacanza" dai nonni.
Non avendoli, qua a Milano, a portata di mano ogni volta che qualche incombenza richieda il loro intervento, che sia anche soltanto di qualche ora, il piccolo cucciolo di casa si trasferisce dai nonni per giorni, per settimane addirittura, se poi i soliti, noiosi e inutili impegni quotidiani non ti permettono di andarlo a recuperare a così tanta distanza.
Quindi, cara madre di figlio unico, immaginati ora con due bambini, di cui uno ancora sprofondato nei suoi terrible two, impegnata e con la tua mezz'ora di ritardo cronico.
Stanca, stressata e spossata a tal punto da non riuscire nemmeno a goderteli, i tuoi due dolci angeli.
E ora immaginati, di colpo, di nuovo madre di figlio unico -anche se solo a livello pratico perché a livello emotivo oramai resterai per sempre la madre di entrambi-.
Il tuo figlio più grande, ormai in confronto al terrible duenne ti pare un ragazzo.
Da un giorno all'altro, dopo le 8.25 sei di nuovo libera!
Puoi evitare improvvisamente di correre sfrecciando con la tua Gold Car in una città intasata dalla imminente Fashion Week per ottemperare a tutti i tuoi impegni.
Non arrivi più al lavoro sudaticcia e spettinata.
Perché improvvisamente riconquisti la possibilità di sistemarti prima di sfondare la porta dell'ufficio.
Eccoti, che alle 15.30 libera come una farfalla, non devi più parcheggiare in seconda fila e correre la staffetta per il recupero in orario di secondogenito al nido, che poi di corsa a casa a fare la merenda, sperando che abbia voglia di ingurgitarla nei quindici minuti che avete a disposizione prima di correre la seconda tappa della staffetta verso la scuola del fratello maggiore.
(e le virgole non le ho messe apposta, così soltanto leggendo tutto d'un fiato riesci bene ad immedesimarti nella scena)
Eccoti che alle 15.30, i primi giorni di riacquistata libertà, svolazzi tra una ceretta, una piega dal parrucchiere, una manicure, un caffè con le amiche, due chiacchiere con la tua Barlady di fiducia.
Non ti sembra proprio vero di poter fare tutto ciò.
Tutto ovviamente intervallato dalle quotidiane venti telefonate al piccolo di casa, che tanto al telefono non parla, ma almeno provi ad evitare che si senta completamente abbandonato da una mamma e dalla sua adolescenza ritornata.
Poi arriva l'ora di ritirare il maggiore a scuola.
Niente corse, tutta la calma del mondo, sorrisi e coccole.
Lui figlio unico per qualche giorno si gongola in casa, tra i giochi che per pochi attimi sono di nuovo solo suoi, in un bagno schiumoso che di corsa non si riesce mai a fare, si gongola di una mamma che è solo per lui, che può ascoltarlo e perfino aiutarlo a fare i compiti, o ad inventare una storia stupenda di principi e fate.
Gode del possesso esclusivo del telecomando, almeno fino al rientro del padre.
Niente stress, niente urla, niente lotte, niente Peppa Pig.
Poi i giorni passano, e il piccolo di casa inizia a mancare.
Quasi come l'aria.
Non solo a te, madre, ma a padre e soprattutto a fratello
Manca tanto, manca lui, il suo odore, i pannolini, anche quelli sporchi, la pappa e la fatica per fargliela mangiare, la lotta, le urla, le lotte...
Inizia a mancarvi tutto di lui.. tranne Peppa Pig!
Ma, ahimè, già sai che insieme a lui, domani, nella tua casa per troppi giorni rimasta in ordine e pulita, rientrerà anche lei, la terribile maialina!
Ok, madre di figlio unico, ora riapri gli occhi, e dimmi, sei ancora convinta che valga la pena?
Eccoci di nuovo qui, a riflettere su quanto tu sia pronta per, di nuovo, riprodurti.
Ti ho lasciato a novembre, parlavamo di terrible two, ricordi!(link)
Ecco, prima di tutto, non sono ancora passati!
Sai, Little Boy è da dieci giorni in "vacanza" dai nonni.
Non avendoli, qua a Milano, a portata di mano ogni volta che qualche incombenza richieda il loro intervento, che sia anche soltanto di qualche ora, il piccolo cucciolo di casa si trasferisce dai nonni per giorni, per settimane addirittura, se poi i soliti, noiosi e inutili impegni quotidiani non ti permettono di andarlo a recuperare a così tanta distanza.
Quindi, cara madre di figlio unico, immaginati ora con due bambini, di cui uno ancora sprofondato nei suoi terrible two, impegnata e con la tua mezz'ora di ritardo cronico.
Stanca, stressata e spossata a tal punto da non riuscire nemmeno a goderteli, i tuoi due dolci angeli.
E ora immaginati, di colpo, di nuovo madre di figlio unico -anche se solo a livello pratico perché a livello emotivo oramai resterai per sempre la madre di entrambi-.
Il tuo figlio più grande, ormai in confronto al terrible duenne ti pare un ragazzo.
Da un giorno all'altro, dopo le 8.25 sei di nuovo libera!
Puoi evitare improvvisamente di correre sfrecciando con la tua Gold Car in una città intasata dalla imminente Fashion Week per ottemperare a tutti i tuoi impegni.
Non arrivi più al lavoro sudaticcia e spettinata.
Perché improvvisamente riconquisti la possibilità di sistemarti prima di sfondare la porta dell'ufficio.
Eccoti, che alle 15.30 libera come una farfalla, non devi più parcheggiare in seconda fila e correre la staffetta per il recupero in orario di secondogenito al nido, che poi di corsa a casa a fare la merenda, sperando che abbia voglia di ingurgitarla nei quindici minuti che avete a disposizione prima di correre la seconda tappa della staffetta verso la scuola del fratello maggiore.
(e le virgole non le ho messe apposta, così soltanto leggendo tutto d'un fiato riesci bene ad immedesimarti nella scena)
Eccoti che alle 15.30, i primi giorni di riacquistata libertà, svolazzi tra una ceretta, una piega dal parrucchiere, una manicure, un caffè con le amiche, due chiacchiere con la tua Barlady di fiducia.
Non ti sembra proprio vero di poter fare tutto ciò.
Tutto ovviamente intervallato dalle quotidiane venti telefonate al piccolo di casa, che tanto al telefono non parla, ma almeno provi ad evitare che si senta completamente abbandonato da una mamma e dalla sua adolescenza ritornata.
Poi arriva l'ora di ritirare il maggiore a scuola.
Niente corse, tutta la calma del mondo, sorrisi e coccole.
Lui figlio unico per qualche giorno si gongola in casa, tra i giochi che per pochi attimi sono di nuovo solo suoi, in un bagno schiumoso che di corsa non si riesce mai a fare, si gongola di una mamma che è solo per lui, che può ascoltarlo e perfino aiutarlo a fare i compiti, o ad inventare una storia stupenda di principi e fate.
Gode del possesso esclusivo del telecomando, almeno fino al rientro del padre.
Niente stress, niente urla, niente lotte, niente Peppa Pig.
Poi i giorni passano, e il piccolo di casa inizia a mancare.
Quasi come l'aria.
Non solo a te, madre, ma a padre e soprattutto a fratello
Manca tanto, manca lui, il suo odore, i pannolini, anche quelli sporchi, la pappa e la fatica per fargliela mangiare, la lotta, le urla, le lotte...
Inizia a mancarvi tutto di lui.. tranne Peppa Pig!
Ma, ahimè, già sai che insieme a lui, domani, nella tua casa per troppi giorni rimasta in ordine e pulita, rientrerà anche lei, la terribile maialina!
Ok, madre di figlio unico, ora riapri gli occhi, e dimmi, sei ancora convinta che valga la pena?
venerdì 14 febbraio 2014
L'amor toujours... ma per piacere!
Oggi è San Valentino!
La quasi totalità delle persone che conosco ha i suoi buoni motivi per aspettare questa giornata con l'ansia con la quale si aspetta il primo ponfo di varicella dopo un'epidemia all'asilo.
Che siano in coppia o single.
Tutti, tranne quelli che sono in coppia da poco.
Si perché oggi è la giornata della filosofia spicciola.
Tutti che dicono che l'amore si dimostra ogni giorno, l'amor toujours, ma per piacere!
Che pesantezza!
Ditemi, quanto sarebbe bello che a fianco di 364 giorni di amore puro, vero, sincero, potessimo affiancare con leggerezza assoluta un giorno di sano, puro, vero, sincero festeggiamento?
Non sarebbe bello che la persona amata, che dovrebbe anche amarti, ci sorprendesse, anche un solo giorno all'anno, oggi, solo perché è San Valentino?
A me, piacerebbe!
Piacerebbe che un fioraio suonasse al mio citofono con in mano un enorme mazzo di rose, anzi di gerbere che le preferisco.
Che il mio compagno riflettesse su quanto io possa aver bisogno di un massaggio rilassante, o lottasse contro la sua ostilità alle terme e mi portasse per un paio d'ore a sudare in un bagno turco.
Che arrivasse a casa con una bottiglia di vino rosso in mano e un sorriso malizioso.
Che semplicemente mi inviasse un sms con la mia canzone preferita.
Una foto di noi due.
Una frase da bacio perugina ricopiata.
Per quanto mi riguarda, odio San Valentino, solo perché negli anni ho dovuto oltremodo abbassare le aspettative e prendere consapevolezza della persona che ho accanto.
Ciò nonostante, comunque, io la ceretta l'ho fatta...
La quasi totalità delle persone che conosco ha i suoi buoni motivi per aspettare questa giornata con l'ansia con la quale si aspetta il primo ponfo di varicella dopo un'epidemia all'asilo.
Che siano in coppia o single.
Tutti, tranne quelli che sono in coppia da poco.
Si perché oggi è la giornata della filosofia spicciola.
Tutti che dicono che l'amore si dimostra ogni giorno, l'amor toujours, ma per piacere!
Che pesantezza!
Ditemi, quanto sarebbe bello che a fianco di 364 giorni di amore puro, vero, sincero, potessimo affiancare con leggerezza assoluta un giorno di sano, puro, vero, sincero festeggiamento?
Non sarebbe bello che la persona amata, che dovrebbe anche amarti, ci sorprendesse, anche un solo giorno all'anno, oggi, solo perché è San Valentino?
A me, piacerebbe!
Piacerebbe che un fioraio suonasse al mio citofono con in mano un enorme mazzo di rose, anzi di gerbere che le preferisco.
Che il mio compagno riflettesse su quanto io possa aver bisogno di un massaggio rilassante, o lottasse contro la sua ostilità alle terme e mi portasse per un paio d'ore a sudare in un bagno turco.
Che arrivasse a casa con una bottiglia di vino rosso in mano e un sorriso malizioso.
Che semplicemente mi inviasse un sms con la mia canzone preferita.
Una foto di noi due.
Una frase da bacio perugina ricopiata.
Per quanto mi riguarda, odio San Valentino, solo perché negli anni ho dovuto oltremodo abbassare le aspettative e prendere consapevolezza della persona che ho accanto.
Ciò nonostante, comunque, io la ceretta l'ho fatta...
giovedì 13 febbraio 2014
La VITA, poi, è una sola... c'erano una volta due donne!
Conosco due persone, due donne, che si conoscono da più di dieci anni, due amiche, anzi due Amiche.
Sono a tratti molto diverse tra loro, unite, oltre che dal bene che si vogliono, che hanno imparato a volersi negli anni, da una strana alchimia, chiamiamola empatia, oppure telepatia, da uno strano modo di comunicare, tra le loro teste, tra i loro cuori, anche da lontano.
Sono due donne, che quando si sono conosciute, erano due ragazze.
Tutto sommato felici, nei migliori anni delle loro vite.
Due persone, due donne, che hanno condiviso tanti momenti di felicità, tante risate, tante serate tra una bottiglia di vino, chiacchiere frivole, una chitarra e un paio di canzoni, sempre loro, sempre le stesse, che per tutta la vita quando le sentiranno si verranno indiscutibilmente in mente.
Due amiche che al telefono, e non solo, hanno assistito l'una alle lacrime dell'altra.
Due donne che ci sono sempre state, l'una per l'altra.
A modo loro, ma ci sono sempre state!
Sono state l'una per l'altra, quella voce in fondo al cuore, dentro la testa, che ti aiuta a prendere le decisioni della vita.
Quella forza che ti manca ogni tanto per volerti davvero bene.
Nessun giudizio, mai!
Quel parere vero, reale, sterile, privo di invidia, gelosie e cattiveria.
Quello vero, che ogni tanto è anche sconveniente, che è quello che non vorresti sentire, che invece è giusto che qualcuno ti dia.
Sono due donne che si sono perse, nelle difficoltà della vita, per poi ritrovarsi, perché è impossibile che non si ritrovino prima o poi.
E di nuovo hanno condiviso un sacco di giorni. Un sacco di emozioni.
Un sacco di tutto.
Che nel frattempo sono cresciute, sono evolute, l'una con l'altra, mai così vicine, mai così lontane.
Che solo allontanandosi possono evolvere.
Due persone che hanno bisogno di perdersi ogni tanto per potersi ritrovare.
Due donne che si vogliono davvero bene.
Di quel bene che è dentro.
Che è parte di te.
Indiscutibilmente.
Sono a tratti molto diverse tra loro, unite, oltre che dal bene che si vogliono, che hanno imparato a volersi negli anni, da una strana alchimia, chiamiamola empatia, oppure telepatia, da uno strano modo di comunicare, tra le loro teste, tra i loro cuori, anche da lontano.
Sono due donne, che quando si sono conosciute, erano due ragazze.
Tutto sommato felici, nei migliori anni delle loro vite.
Due persone, due donne, che hanno condiviso tanti momenti di felicità, tante risate, tante serate tra una bottiglia di vino, chiacchiere frivole, una chitarra e un paio di canzoni, sempre loro, sempre le stesse, che per tutta la vita quando le sentiranno si verranno indiscutibilmente in mente.
Due amiche che al telefono, e non solo, hanno assistito l'una alle lacrime dell'altra.
Due donne che ci sono sempre state, l'una per l'altra.
A modo loro, ma ci sono sempre state!
Sono state l'una per l'altra, quella voce in fondo al cuore, dentro la testa, che ti aiuta a prendere le decisioni della vita.
Quella forza che ti manca ogni tanto per volerti davvero bene.
Nessun giudizio, mai!
Quel parere vero, reale, sterile, privo di invidia, gelosie e cattiveria.
Quello vero, che ogni tanto è anche sconveniente, che è quello che non vorresti sentire, che invece è giusto che qualcuno ti dia.
Sono due donne che si sono perse, nelle difficoltà della vita, per poi ritrovarsi, perché è impossibile che non si ritrovino prima o poi.
E di nuovo hanno condiviso un sacco di giorni. Un sacco di emozioni.Un sacco di tutto.
Che nel frattempo sono cresciute, sono evolute, l'una con l'altra, mai così vicine, mai così lontane.
Che solo allontanandosi possono evolvere.
Due persone che hanno bisogno di perdersi ogni tanto per potersi ritrovare.
Due donne che si vogliono davvero bene.
Di quel bene che è dentro.
Che è parte di te.
Indiscutibilmente.
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