Sette anni fa.
Esattamente alle 12.06 ho fatto la cosa più faticosa e strabiliante della mia vita!
Perché la prima volta non si scorda mai!
Perché l'emozione di quella prima volta ti rimane dentro, permea ogni tessuto del tuo corpo, arriva fino all'anima, sconnette il tuo cervello, disattiva ogni collegamento e rende completamente illogico tutto ciò che ti sembrava logico ventiquattrore prima!
E in più pesavi quattrochiliecentoventi - 4120 gr-!
Big Boy - la prima scelta dalla quale non si torna veramente indietro, mai!
Ne ho fatta soltanto un'altra nella mia vita, cinque anni dopo!
Ogni altra cosa, dopo di te, sembra fattibile!
Mi hai donato l'onnipotenza, che una madre è sempre onnipotente agli occhi dei figli!
Mi hai donato l'immortalità!
Perché una volta che riproduci te stessa in un altro individuo smetti in quell'istante di esistere così come sei e diventi immortale!
Ventiquattrore di travaglio, nove mesi precedenti, ecco spiegato il perché una gravidanza duri così a lungo!
Hai bisogno di tempo per smettere di esistere e nascere di nuovo.
In quei nove mesi devi renderti conto di quello che sei, perché un giorno tu possa ricordatelo! Quando quella che eri non esisterà più!
Perché da quando se nato in poi è esistita solo una persona nuova!
Una persona che includeva anche un'altra persona.
Perché un figlio è dentro anche dopo essere uscito!
Non sei più nulla, senza! Non pensi neanche di poter più esistere senza!
Ormai lui è parte di te, come solo un altro figlio può essere. Nient'altro. Nessun altro. Una dipendenza chimica, governata da qualcosa di ultraterreno. Perché non è spiegabile, altrimenti!
Ogni mio respiro è per te, per voi, nient'altro conta così tanto!
E non importa quanto tu sia intelligente, bello, bravo, simpatico, gentile, coraggioso, sarai sempre mio figlio!
Ed io per te ci sarò sempre!
E non fraintendere tutte quelle volte che le mie ramanzine ti sembrano infinite, che i rimproveri superano nella giornata gli incoraggiamenti, quando le sgridate son più dei sorrisi.
E' solo, Big Boy, che un giorno dovrai lottare in questo mondo!
E io vorrei che tu fossi pronto e che tu possa vincere sempre!
Lotterò affinché tu abbia una solidità tale che niente e nessuno possa un giorno tirarti le radici!
Proverò fino alla morte a rendere le tue ali così forti che nessun colpo di vento possa impedirti di volare dove vorrai.
Farò in modo che tu abbia sempre la forza di far valere le tue idee, anche quando sarà dura!
Mi impegnerò al massimo perché tu sia sempre LIBERO!
E non smetterò mai di ringraziarti. Perché il giorno che sei nato mi hai impedito di smettere di esistere. Ora, domani e per sempre!
Auguri Big Boy!
Una donna normale, di nuova generazione, alle prese con una quotidianità vivace, sostenuta da una fervida curiosità e da un forte amore per la vita. Per provare a far sorridere e a semplificare la vita a tante Very Normal Women.
lunedì 21 ottobre 2013
domenica 20 ottobre 2013
Martin! Si parla bene e si razzola male!
Qua ci si vuol distrarre!
Qua si viene per sorridere, confrontare le proprie idee, prendere qualche consiglio, farsi un'opinione sulle cose.
Qua infatti non si parla di politica, non si parla di decadenze, non si parla di Papa Francesco, dei rifiuti campani e nemmeno di Lampedusa.
Qua no!
Da qualsiasi altra parte si, però!
Si parla bene, si denuncia, ci si indigna a parole, ci si arrabbia e ci si scaraventa uno contro l'altro, in una guerra tra poveri, a parole!
Si pone pubblicamente condoglianza ai migranti.
Chissà poi se qualche preghiera viene veramente alzata nell'intimo o se chiuso il facebook della situazione poi ognuno si chiude nell'indifferenza.
Personalmente di solito preferisco il silenzio alla strumentalizzazione di certe cose.
Poi il disagio dell'individualismo forzato in un finto perbenismo purché condiviso e veicolo di viralità, vitalità, mondanità, di un attimo di fama, mi spinge a scrivere.
Vi racconto una storia.
Lui si chiama Martin.
La prima volta che l'ho visto, nella pensilina alla fermata dell'autobus sotto casa, stava facendo pipì in piedi, li esattamente dove si trovava, e si era dimenticato di rimettere dentro l'organo.
Era rimasto li in piedi, incurante degli altri, con il suo organo fuori a guardare nel vuoto. Perso!
La mia prima reazione fu di ridere. Ridere a crepapelle. Per lui ma soprattutto per la reazione di quelli intorno a lui. Erano increduli, schifati e arrabbiati.
Io non mi sono avvicinata.
Poi un'ambulanza. Una volante. Delle persone in divisa che parlavano con lui. Così ho scoperto il suo nome.
"Martin dai alzati, queste persone ci hanno chiamato, pensano che tu stia male, hanno paura, dicono che puzzi!"
"Martin dai vieni con noi!"
Lui è salito opponendo resistenza come un bambino che non vuole andare a letto.
E' salito ed è ricomparso il giorno dopo.
Più pulito. Con dei vestiti nuovi.
Ed è tornato li, sotto la pensilina alla fermata dell'autobus sotto casa.
Con la bottiglia di birra in mano, il suo modo di fare pipì, il pisolino sotto alla panchina.
Tutti i giorni.
Sempre uguale!
Un'ambulanza ogni tanto, una pattuglia, ormai quelle persone in divisa sanno chi è, e lui quando li vede arrivare delle volte va via, delle volte resta, oppone resistenza come un bambino e poi sale.
Su quell'ambulanza che gli regala una notte al caldo, una doccia e dei vestiti puliti.
Martin è giovane. Ha 28 anni. Forse è pazzo. Forse è solo alcolizzato. Forse è perso. Forse lo ha voluto, se l'è cercato, come si dice in questi casi. O forse gli è successo. Forse è stata solo sfortuna. Forse è stata la cattiveria di qualcun altro.
Forse!
Martin non è cattivo! Non ha mai picchiato nessuno, se ti chiede una sigaretta ti dice anche grazie!
Martin è solo!
Martin è Italiano!
Martin è solo!
Questa è solo una storia di milioni di altre storie simili.
Questo mi fa pensare a quanta solitudine ci sia in questo mondo e a quanto sia facile indignarsi a parole.
Anche io lo sto facendo.
La mia storia è piena di forse.
Dubbi che probabilmente non mi sforzerò mai di colmare.
Domande che non farò mai.
E continuerò a guardare Martin con un'intima voglia di aiutarlo, di far qualcosa, di cambiare il mondo. Di essere migliore!
E poi non farò nulla....
Scusa, Martin, ma non é facile!
Qua si viene per sorridere, confrontare le proprie idee, prendere qualche consiglio, farsi un'opinione sulle cose.
Qua infatti non si parla di politica, non si parla di decadenze, non si parla di Papa Francesco, dei rifiuti campani e nemmeno di Lampedusa.
Qua no!
Da qualsiasi altra parte si, però!
Si parla bene, si denuncia, ci si indigna a parole, ci si arrabbia e ci si scaraventa uno contro l'altro, in una guerra tra poveri, a parole!
Si pone pubblicamente condoglianza ai migranti.
Chissà poi se qualche preghiera viene veramente alzata nell'intimo o se chiuso il facebook della situazione poi ognuno si chiude nell'indifferenza.
Personalmente di solito preferisco il silenzio alla strumentalizzazione di certe cose.
Poi il disagio dell'individualismo forzato in un finto perbenismo purché condiviso e veicolo di viralità, vitalità, mondanità, di un attimo di fama, mi spinge a scrivere.
Vi racconto una storia.
Lui si chiama Martin.
La prima volta che l'ho visto, nella pensilina alla fermata dell'autobus sotto casa, stava facendo pipì in piedi, li esattamente dove si trovava, e si era dimenticato di rimettere dentro l'organo.
Era rimasto li in piedi, incurante degli altri, con il suo organo fuori a guardare nel vuoto. Perso!
La mia prima reazione fu di ridere. Ridere a crepapelle. Per lui ma soprattutto per la reazione di quelli intorno a lui. Erano increduli, schifati e arrabbiati.
Io non mi sono avvicinata.
Poi un'ambulanza. Una volante. Delle persone in divisa che parlavano con lui. Così ho scoperto il suo nome.
"Martin dai alzati, queste persone ci hanno chiamato, pensano che tu stia male, hanno paura, dicono che puzzi!"
"Martin dai vieni con noi!"
Lui è salito opponendo resistenza come un bambino che non vuole andare a letto.
E' salito ed è ricomparso il giorno dopo.
Più pulito. Con dei vestiti nuovi.
Ed è tornato li, sotto la pensilina alla fermata dell'autobus sotto casa.
Con la bottiglia di birra in mano, il suo modo di fare pipì, il pisolino sotto alla panchina.
Tutti i giorni.
Sempre uguale!
Un'ambulanza ogni tanto, una pattuglia, ormai quelle persone in divisa sanno chi è, e lui quando li vede arrivare delle volte va via, delle volte resta, oppone resistenza come un bambino e poi sale.
Su quell'ambulanza che gli regala una notte al caldo, una doccia e dei vestiti puliti.
Martin è giovane. Ha 28 anni. Forse è pazzo. Forse è solo alcolizzato. Forse è perso. Forse lo ha voluto, se l'è cercato, come si dice in questi casi. O forse gli è successo. Forse è stata solo sfortuna. Forse è stata la cattiveria di qualcun altro.
Forse!
Martin non è cattivo! Non ha mai picchiato nessuno, se ti chiede una sigaretta ti dice anche grazie!
Martin è solo!
Martin è Italiano!
Martin è solo!
Questa è solo una storia di milioni di altre storie simili.
Questo mi fa pensare a quanta solitudine ci sia in questo mondo e a quanto sia facile indignarsi a parole.
Anche io lo sto facendo.
La mia storia è piena di forse.
Dubbi che probabilmente non mi sforzerò mai di colmare.
Domande che non farò mai.
E continuerò a guardare Martin con un'intima voglia di aiutarlo, di far qualcosa, di cambiare il mondo. Di essere migliore!
E poi non farò nulla....
Scusa, Martin, ma non é facile!
sabato 19 ottobre 2013
Vuoi il secondo figlio? Parliamone! - Parte II
Buon sabato mattina madre di figlio unico!
Visto che di solito è nel week end che si attua la volontà di procreare un secondogenito, stamattina voglio farti pensare a quanto sei pronta al secondo figlio, sia chiaro non voglio disilluderti!
Abbiamo già parlato nella parte I, del tempo!
http://verynormalwomen.blogspot.it/2013/10/vuoi-il-secondo-filgio-parliamone-parte.html
Diciamo che a questo punto del racconto dovresti quindi esserti già domandata se sei disposta a rinunciare a quel poco tempo che il primo figlio ti ha lasciato libero per metterlo a disposizione, per almeno i primi tre anni, ad un eventuale secondo fagiolo!
Se la risposta è si, continua a leggere sotto altrimenti riparti dalla parte I.
Facciamo finta che partorire un secondo figlio sia meno faticoso della prima volta.
Facciamo anche finta che rientrata dall'ospedale trovi la casa in ordine, pulita e fresca come il tuo "senso del nido" del nono mese l'aveva lasciata!
Fingiamo per un attimo che il perfetto padre di figlio unico sia anche riuscito in quei tre giorni di tua latitanza a far andare una lavatrice e addirittura a stirare, fingiamo che al tuo rientro a casa con secondo figlio tu non trovi la borsa da calcetto ancora brulicante di fango e sudore!
Finalmente tu, secondo figlio e il resto della famiglia siete riuniti.
Secondo figlio mangia e dorme.
Si, ma lo fa esattamente ogni tre ore!
Di giorno e di notte!
E in quelle pause di tre ore trova pure il tempo di riempire uno o più pannolini ed avere le coliche gassose!
Ma si, dai, sono neonati, passerà in fretta!
Si, certo parliamone il primo lunedì sera!
Quando ti sarai comunque alzata di buon ora almeno per preparare la colazione a primo figlio, se non per portarlo addirittura a scuola, sia mai che tutti questi cambiamenti lo traumatizzino!
Quindi ti sarai anche già lavata, pettinata, truccata e vestita - cercando nell'armadio qualcosa che non sia esageratamente grande o esageratamente piccolo.
Ti vedi allattare secondogenito mentre con un cucchiaio stai imboccando primogenito, perché come gli da la colazione la mamma nessun altro?
Ecco, ora stai uscendo di casa e padre di primo e secondo figlio ti sta urlando dietro che il neo arrivato ha sganciato un'arma chimica in casa!
Farai finta di nulla e fuori di casa starai assaporando quella mezz'ora di già sconosciuta libertà!
Poi in macchina, con quei due punti, che ti avevano giurato non avrebbero dato nessun fastidio! E non parlo di punti sulla patente!
Il traffico e tu sei confusa, perché hai dormito massimo sei ore ed hai allattato almeno tre volte!
Devi pure parcheggiare!
Lasci primo figlio davanti alla porta della scuola, lo baci e ti viene da piangere!
Cavolo gli ormoni, a quelli non avevi pensato!
Fuori le mamme perfette probabilmente tutte di figlio unico, banalizzano la tua stanchezza e minimizzano le tue prime impressioni su secondo figlio!
Dai, è solo un secondo figlio!
"Ma venerdì pomeriggio ci sarete alla festa di Tizio?" Non puoi dir di no! Primo figlio non te lo perdonerebbe mai! Ma è solo lunedì mattina e tu sei già stanca!
Ma sei forte e quindi torni a casa.
Pensando alle colleghe che nel frattempo arrivano sotto al lavoro e si bevono un cappuccino, ridendo spensierate.
Ti sembrerà che loro vivano in Sex And The City!
E tu stai mettendo la chiave nella porta! E secondo figlio è nella sua culla, puzzolente ma addormentato!
Padre è quasi pronto, sta uscendo dalla caverna per andare a procacciare il cibo per la famiglia. Clava nella ventiquattrore, un tenero bacio a te e una carezza a secondo figlio.
Finalmente ti siedi su una poltrona, guardi l'orologio e ti accorgi che non sono le tre di notte e che... secondo figlio si è svegliato! Vuole mangiare!
Apparecchi il seno, e mentre lui dormicchiando si gode il gradito nettare, tu starai pensando..
"Perché mentre leggevo la seconda parte di quella storia li, sul quel blog la, ho pensato solo che stesse esagerando?"
Dai madre di figlio unico!
Adesso aspetta almeno la Parte III!
Visto che di solito è nel week end che si attua la volontà di procreare un secondogenito, stamattina voglio farti pensare a quanto sei pronta al secondo figlio, sia chiaro non voglio disilluderti!
Abbiamo già parlato nella parte I, del tempo!
http://verynormalwomen.blogspot.it/2013/10/vuoi-il-secondo-filgio-parliamone-parte.html
Diciamo che a questo punto del racconto dovresti quindi esserti già domandata se sei disposta a rinunciare a quel poco tempo che il primo figlio ti ha lasciato libero per metterlo a disposizione, per almeno i primi tre anni, ad un eventuale secondo fagiolo!
Se la risposta è si, continua a leggere sotto altrimenti riparti dalla parte I.
Facciamo finta che partorire un secondo figlio sia meno faticoso della prima volta.
Facciamo anche finta che rientrata dall'ospedale trovi la casa in ordine, pulita e fresca come il tuo "senso del nido" del nono mese l'aveva lasciata!
Fingiamo per un attimo che il perfetto padre di figlio unico sia anche riuscito in quei tre giorni di tua latitanza a far andare una lavatrice e addirittura a stirare, fingiamo che al tuo rientro a casa con secondo figlio tu non trovi la borsa da calcetto ancora brulicante di fango e sudore!
Finalmente tu, secondo figlio e il resto della famiglia siete riuniti.
Secondo figlio mangia e dorme.
Si, ma lo fa esattamente ogni tre ore!
Di giorno e di notte!
E in quelle pause di tre ore trova pure il tempo di riempire uno o più pannolini ed avere le coliche gassose!
Ma si, dai, sono neonati, passerà in fretta!
Si, certo parliamone il primo lunedì sera!
Quando ti sarai comunque alzata di buon ora almeno per preparare la colazione a primo figlio, se non per portarlo addirittura a scuola, sia mai che tutti questi cambiamenti lo traumatizzino!
Quindi ti sarai anche già lavata, pettinata, truccata e vestita - cercando nell'armadio qualcosa che non sia esageratamente grande o esageratamente piccolo.
Ti vedi allattare secondogenito mentre con un cucchiaio stai imboccando primogenito, perché come gli da la colazione la mamma nessun altro?
Ecco, ora stai uscendo di casa e padre di primo e secondo figlio ti sta urlando dietro che il neo arrivato ha sganciato un'arma chimica in casa!
Farai finta di nulla e fuori di casa starai assaporando quella mezz'ora di già sconosciuta libertà!
Poi in macchina, con quei due punti, che ti avevano giurato non avrebbero dato nessun fastidio! E non parlo di punti sulla patente!
Il traffico e tu sei confusa, perché hai dormito massimo sei ore ed hai allattato almeno tre volte!
Devi pure parcheggiare!
Lasci primo figlio davanti alla porta della scuola, lo baci e ti viene da piangere!
Cavolo gli ormoni, a quelli non avevi pensato!
Fuori le mamme perfette probabilmente tutte di figlio unico, banalizzano la tua stanchezza e minimizzano le tue prime impressioni su secondo figlio!
Dai, è solo un secondo figlio!
"Ma venerdì pomeriggio ci sarete alla festa di Tizio?" Non puoi dir di no! Primo figlio non te lo perdonerebbe mai! Ma è solo lunedì mattina e tu sei già stanca!
Ma sei forte e quindi torni a casa.
Pensando alle colleghe che nel frattempo arrivano sotto al lavoro e si bevono un cappuccino, ridendo spensierate.
Ti sembrerà che loro vivano in Sex And The City!
E tu stai mettendo la chiave nella porta! E secondo figlio è nella sua culla, puzzolente ma addormentato!
Padre è quasi pronto, sta uscendo dalla caverna per andare a procacciare il cibo per la famiglia. Clava nella ventiquattrore, un tenero bacio a te e una carezza a secondo figlio.
Finalmente ti siedi su una poltrona, guardi l'orologio e ti accorgi che non sono le tre di notte e che... secondo figlio si è svegliato! Vuole mangiare!
Apparecchi il seno, e mentre lui dormicchiando si gode il gradito nettare, tu starai pensando..
"Perché mentre leggevo la seconda parte di quella storia li, sul quel blog la, ho pensato solo che stesse esagerando?"
Dai madre di figlio unico!
Adesso aspetta almeno la Parte III!
venerdì 18 ottobre 2013
In vino veritas
Big Boy è arrivato il momento di spiegarti che cosa è la "verità" e soprattutto perché "le bugie hanno le gambe corte"!
Sei giunto al settimo compleanno, li compirai lunedì, ed è arrivato il momento di introdurti alla consapevolezza che la differenza c'è, tra una bugia e la verità!
Ti ricordo piccolino, quando a tre anni desti la colpa di un libro completamente strappato al Gormito!
E quando, con l'innocenza sulle gote tue, incolpasti del mio rossetto Chanel consumato su tutti i mobili del bagno, il papà!
O quando, in flagranza di reato, la prima cosa che dicesti fu "non sono stato io!".
Poi è arrivato Little Boy a facilitarti la vita e da allora qualsiasi cosa succedesse in casa la colpa era ovviamente la sua.
Fino a quando Little Boy a sua volta ha iniziato ad additare te!
Poi ci sono io!
Tua madre, Big Boy che purtroppo deve vantarsi di "essere nata prima di te" ed anche di "averne già sentite un sacco nella vita".
Io che puntualmente ti sgamo!
Non nascondo ultimamente con fatica!
E che mi arrabbio come un orso arrabbiato!
Perché due sono le cose che odio di più:
essere presa in giro e le bugie!
Tutto arriva dalla mia personale convinzione che a qualsiasi problema esista una soluzione e che se la soluzione non esiste significa che non esiste nemmeno il problema!
Quindi è inutile mentire!
Perché probabilmente la menzogna non fa altro che allontanare la soluzione del problema!
Certo è che questo concetto non sia facilissimo da comprendere, figurati conosco quarantenni che ancora non sono riusciti a recepirlo!
Ed è certo che sarai confuso.
Ogni volta che dici una bugia ti verrà in mente che presto sarai ridotto con un naso lunghissimo e delle gambe cortissime! E che quella cosa chiamata giustizia divina farà in modo che al prossimo temporale un fulmine cada vicino ai tuoi piedi cortissimi!
Che incubo!
Che però non ti impedisce di condire le tue storie con fantasiose invenzioni, con estreme negazioni, con difese che nemmeno i penalisti più quotati!
Basta Big Boy, da oggi la mia missione quotidiana sarà quella di farti capire che le bugie non si dicono e basta!
Non insinuandoti la paura di svegliarti fisicamente sfigurato, terrorizzato dai temporali e nemmeno introducendoti precocemente all'alcol perché "in vino veritas"!
Big Boy sei abbastanza grande per provare a capire il concetto!
Ma, aiuto... non so spiegartelo!
E allora nel frattempo che io finisca di leggere manuali psichiatrici e trattati pedagogici mi rifugio nella minaccia della "fiducia!".
"Se scopro che dici le bugie, Big Boy, perderò la FIDUCIA in te!"
"Mamma, ma cos'è la FIDUCIA?"
"Senti Big Boy quasi quasi ti racconto come nascono i bambini!"
Sei giunto al settimo compleanno, li compirai lunedì, ed è arrivato il momento di introdurti alla consapevolezza che la differenza c'è, tra una bugia e la verità!
Ti ricordo piccolino, quando a tre anni desti la colpa di un libro completamente strappato al Gormito!
E quando, con l'innocenza sulle gote tue, incolpasti del mio rossetto Chanel consumato su tutti i mobili del bagno, il papà!
O quando, in flagranza di reato, la prima cosa che dicesti fu "non sono stato io!".
Poi è arrivato Little Boy a facilitarti la vita e da allora qualsiasi cosa succedesse in casa la colpa era ovviamente la sua.
Fino a quando Little Boy a sua volta ha iniziato ad additare te!
Poi ci sono io!Tua madre, Big Boy che purtroppo deve vantarsi di "essere nata prima di te" ed anche di "averne già sentite un sacco nella vita".
Io che puntualmente ti sgamo!
Non nascondo ultimamente con fatica!
E che mi arrabbio come un orso arrabbiato!
Perché due sono le cose che odio di più:
essere presa in giro e le bugie!
Tutto arriva dalla mia personale convinzione che a qualsiasi problema esista una soluzione e che se la soluzione non esiste significa che non esiste nemmeno il problema!
Quindi è inutile mentire!
Perché probabilmente la menzogna non fa altro che allontanare la soluzione del problema!
Certo è che questo concetto non sia facilissimo da comprendere, figurati conosco quarantenni che ancora non sono riusciti a recepirlo!
Ed è certo che sarai confuso.
Ogni volta che dici una bugia ti verrà in mente che presto sarai ridotto con un naso lunghissimo e delle gambe cortissime! E che quella cosa chiamata giustizia divina farà in modo che al prossimo temporale un fulmine cada vicino ai tuoi piedi cortissimi!Che incubo!
Che però non ti impedisce di condire le tue storie con fantasiose invenzioni, con estreme negazioni, con difese che nemmeno i penalisti più quotati!
Basta Big Boy, da oggi la mia missione quotidiana sarà quella di farti capire che le bugie non si dicono e basta!
Non insinuandoti la paura di svegliarti fisicamente sfigurato, terrorizzato dai temporali e nemmeno introducendoti precocemente all'alcol perché "in vino veritas"!
Big Boy sei abbastanza grande per provare a capire il concetto!
Ma, aiuto... non so spiegartelo!
E allora nel frattempo che io finisca di leggere manuali psichiatrici e trattati pedagogici mi rifugio nella minaccia della "fiducia!".
"Se scopro che dici le bugie, Big Boy, perderò la FIDUCIA in te!"
"Mamma, ma cos'è la FIDUCIA?"
"Senti Big Boy quasi quasi ti racconto come nascono i bambini!"
giovedì 17 ottobre 2013
Lettera aperta a Manuela Campitelli
Gentile Signora Campitelli,
mi sono sentita assolutamente chiamata in causa dalla sua lettera di ieri 16 ottobre sul Fatto Quotidiano in merito al caso "Hunziker al lavoro a una settimana dal parto", e quindi Le rispondo!
Sono una mamma, ho due figli maschi partoriti tra i 25 e i 30 anni.
Un compagno alla quale sono legata "solo" dall'amore e dal fatto di aver con lui procreato.
Una famiglia normale, che normalmente mi occupo di accudire amorevolmente, certo sbagliando, nel mio continuo maturare!
Vivo la città, a Milano!
Vivo tutti i pro e tutti i contro!
Dalle infinite opportunità che offre, o forse offriva, fino alla mancanza totale di welfare!
Ho 32 anni, quasi 33.
Mi sono diplomata con il massimo dei voti, ho iniziato l'Università con successo, per poi doverla abbandonare per riuscire ad auto-finanziarmi nel momento in cui i "miei" non potevano più farlo!
Ho iniziato a lavorare a 19 anni. Era il 2000.
Poco prima che l'arrivo dell'Euro iniziasse a farci parlare di crisi dell'occupazione.
Parlo correttamente l'italiano e l'inglese!
E non perché la scuola italiana mi abbia aiutato in questo ma grazie alla fortuna di essere riuscita a stare tre mesi all'estero!
Sono quindi una donna media, una Very Normal Woman, appunto!
Quando sono rientrata dalla prima maternità - e dopo aver usufruito della maternità obbligatoria e per tre mesi di quella facoltativa - sono stata costretta a dare le dimissioni, pena dover garantire in azienda la disponibilità fino ben oltre le 20.00.
Certo che, in mancanza di welfare ci si affida ai nonni!
Certo, se i nonni non vivono a più di 500 km di distanza!
E Le garantisco che nella cerchia di mamme milanesi che frequento grazie ai miei due figli, siamo la maggioranza!
Perché l'Italia è anche questo, giusto?
Ma da donna e madre moderna, e soprattutto da venticinquenne, mi sono rimboccata le maniche e sono riuscita a ri-occuparmi!
Sono riuscita a ri-occuparmi! Capisce?
Mi sono da allora inventata e ri-inventata al fine di procacciarmi quella che voglio definire indipendenza emotiva!
Perché le donne, Signora Campitelli, lavorano per l'indipendenza emotiva!
Che non è altro che l'insieme delle possibilità che un lavoro da ad una persona di andare avanti nonostante tutto.
A partire, certo, dall'indipendenza economica, visto che, per esempio ho un compagno e non un marito! Che a livello di diritti non è esattamente la stessa cosa!
Ad un certo punto, in una lettera che Lei scrive, secondo me piena zeppa di contraddizioni, Lei parla di paternità!
Vogliamo una legge che dia lo stesso diritto di accudimento, che ad oggi è riservato alle madri, anche ai padri!
E, Signora Campitelli, ma se i padri hanno diritto ad accudire - e secondo me anche il dovere - le madri non possono avere il diritto di lavorare?
Ora Le parlo da madre!
Andiamo sul pratico!
Ed ora parlerò di un argomento sentitissimo e assolutamente non in modalità politically correct!
L'accudimento di un neonato comincia dall'allattamento al seno, che personalmente vedo come un diritto e non come un dovere!
Quindi ho il diritto di farlo, non il dovere!
Ma, facciamo pure finta che non esistano alternative altrettanto valide, come le più moderne formule, sa che esiste la possibilità di estrarre il latte e di conservarlo per fornirlo pieno zeppo dei suoi nutrienti al poppante?
E sa che questo, visto da un secondo punto di vista, da la possibilità, al pari con le madri, ai padri di potersi perdere negli occhi del figlio mentre viene nutrito?
E sa che i poppanti si nutrono ad intervalli di circa tre/quattro ore e che quindi una madre che precocemente si rimette al lavoro continua ad allattare dal seno almeno la metà delle volte, nelle ventiquattro ore?
Quindi, Signora Campitelli, non capisco lo sdegno provato nel vedere la Signora Hunziker rientrare al lavoro ad una settimana dal parto!
Oltretutto gode di un lavoro che le permette di assentarsi dall'accudimento della figlia solo poche ore al giorno.
Oltretutto questa figlia ha un padre!
E sicuramente una rete familiare piena di amore!
E Signora Campitelli, non capisco perché non si sdegna in egual modo per tutti quei padri che il giorno stesso della nascita del figlio, scelgono di rilassarsi per l'ultima notte soli a casa, invece di affiancare la madre in ospedale!
O per tutti quei padri che nonostante il figlio abbia appena raggiunto la culla, corrono in ufficio a mantenersi quel posto di lavoro che più che un diritto è ormai una fortuna!
Quindi io La invito a vedere la cosa sotto un altro punto di vista!
I nostri figli saranno figli di una nuova generazione.
Saranno bambini e bambine più autonomi e con la mente più aperta!
Che non si stupiranno se il padre non si occuperà soltanto del loro benessere economico ma anche della loro pulizia, di preparare loro una deliziosa cenetta, non si stupiranno se il padre laverà i piatti e se conoscerà la differenza tra collant e leggings!
Se sarà il padre a correre come un pazzo tra nido, scuola, supermercato, calcio e danza!
Sarà normale se il padre ogni mattina passerà l'aspirapolvere in casa!
Bambini che non si stupiranno se la madre lavorerà e che non si sentiranno per questo trascurati!
Di bambini che potranno godere della piacevole sensazione dell'autoaffermazione di entrambi i genitori e non subire la frustrazione di uno dei due!
Sarà normale che entrambi i genitori abbiano un ruolo, paritario!
In alternativa, penso che l'Italia rimarrà a lungo un paese di anziani, con donne che spaventate dalla maternità diventano madri sempre più tardi e che raramente pensano al raddoppio!
Con madri che sono costrette a rinunciare al proprio lavoro in virtù di un diritto di accudimento che così si, che diventa soltanto un dovere!
Insomma un grande paesone provinciale.
E la Signora Hunziker ha soltanto esposto, da personaggio pubblico quale è e quindi pubblicamente, la naturalezza del diventare madre e la possibilità di gioire della maternità conservando quella che io chiamo sopra indipendenza emotiva!
Ha solo dato speranza, con questa testimonianza, a tutte quelle donne normali, come me!
Che la rivoluzione culturale abbia finalmente inizio!
mi sono sentita assolutamente chiamata in causa dalla sua lettera di ieri 16 ottobre sul Fatto Quotidiano in merito al caso "Hunziker al lavoro a una settimana dal parto", e quindi Le rispondo!
Sono una mamma, ho due figli maschi partoriti tra i 25 e i 30 anni.
Un compagno alla quale sono legata "solo" dall'amore e dal fatto di aver con lui procreato.
Una famiglia normale, che normalmente mi occupo di accudire amorevolmente, certo sbagliando, nel mio continuo maturare!
Vivo la città, a Milano!
Vivo tutti i pro e tutti i contro!
Dalle infinite opportunità che offre, o forse offriva, fino alla mancanza totale di welfare!
Ho 32 anni, quasi 33.
Mi sono diplomata con il massimo dei voti, ho iniziato l'Università con successo, per poi doverla abbandonare per riuscire ad auto-finanziarmi nel momento in cui i "miei" non potevano più farlo!
Ho iniziato a lavorare a 19 anni. Era il 2000.
Poco prima che l'arrivo dell'Euro iniziasse a farci parlare di crisi dell'occupazione.
Parlo correttamente l'italiano e l'inglese!
E non perché la scuola italiana mi abbia aiutato in questo ma grazie alla fortuna di essere riuscita a stare tre mesi all'estero!
Sono quindi una donna media, una Very Normal Woman, appunto!
Quando sono rientrata dalla prima maternità - e dopo aver usufruito della maternità obbligatoria e per tre mesi di quella facoltativa - sono stata costretta a dare le dimissioni, pena dover garantire in azienda la disponibilità fino ben oltre le 20.00.
Certo che, in mancanza di welfare ci si affida ai nonni!
Certo, se i nonni non vivono a più di 500 km di distanza!
E Le garantisco che nella cerchia di mamme milanesi che frequento grazie ai miei due figli, siamo la maggioranza!
Perché l'Italia è anche questo, giusto?
Ma da donna e madre moderna, e soprattutto da venticinquenne, mi sono rimboccata le maniche e sono riuscita a ri-occuparmi!
Sono riuscita a ri-occuparmi! Capisce?
Mi sono da allora inventata e ri-inventata al fine di procacciarmi quella che voglio definire indipendenza emotiva!
Perché le donne, Signora Campitelli, lavorano per l'indipendenza emotiva!
Che non è altro che l'insieme delle possibilità che un lavoro da ad una persona di andare avanti nonostante tutto.
A partire, certo, dall'indipendenza economica, visto che, per esempio ho un compagno e non un marito! Che a livello di diritti non è esattamente la stessa cosa!
Ad un certo punto, in una lettera che Lei scrive, secondo me piena zeppa di contraddizioni, Lei parla di paternità!
Vogliamo una legge che dia lo stesso diritto di accudimento, che ad oggi è riservato alle madri, anche ai padri!
E, Signora Campitelli, ma se i padri hanno diritto ad accudire - e secondo me anche il dovere - le madri non possono avere il diritto di lavorare?
Ora Le parlo da madre!
Andiamo sul pratico!
Ed ora parlerò di un argomento sentitissimo e assolutamente non in modalità politically correct!
L'accudimento di un neonato comincia dall'allattamento al seno, che personalmente vedo come un diritto e non come un dovere!
Quindi ho il diritto di farlo, non il dovere!
Ma, facciamo pure finta che non esistano alternative altrettanto valide, come le più moderne formule, sa che esiste la possibilità di estrarre il latte e di conservarlo per fornirlo pieno zeppo dei suoi nutrienti al poppante?
E sa che questo, visto da un secondo punto di vista, da la possibilità, al pari con le madri, ai padri di potersi perdere negli occhi del figlio mentre viene nutrito?
E sa che i poppanti si nutrono ad intervalli di circa tre/quattro ore e che quindi una madre che precocemente si rimette al lavoro continua ad allattare dal seno almeno la metà delle volte, nelle ventiquattro ore?
Quindi, Signora Campitelli, non capisco lo sdegno provato nel vedere la Signora Hunziker rientrare al lavoro ad una settimana dal parto!
Oltretutto gode di un lavoro che le permette di assentarsi dall'accudimento della figlia solo poche ore al giorno.
Oltretutto questa figlia ha un padre!
E sicuramente una rete familiare piena di amore!
E Signora Campitelli, non capisco perché non si sdegna in egual modo per tutti quei padri che il giorno stesso della nascita del figlio, scelgono di rilassarsi per l'ultima notte soli a casa, invece di affiancare la madre in ospedale!
O per tutti quei padri che nonostante il figlio abbia appena raggiunto la culla, corrono in ufficio a mantenersi quel posto di lavoro che più che un diritto è ormai una fortuna!
Quindi io La invito a vedere la cosa sotto un altro punto di vista!
I nostri figli saranno figli di una nuova generazione.
Saranno bambini e bambine più autonomi e con la mente più aperta!
Che non si stupiranno se il padre non si occuperà soltanto del loro benessere economico ma anche della loro pulizia, di preparare loro una deliziosa cenetta, non si stupiranno se il padre laverà i piatti e se conoscerà la differenza tra collant e leggings!
Se sarà il padre a correre come un pazzo tra nido, scuola, supermercato, calcio e danza!
Sarà normale se il padre ogni mattina passerà l'aspirapolvere in casa!
Bambini che non si stupiranno se la madre lavorerà e che non si sentiranno per questo trascurati!
Di bambini che potranno godere della piacevole sensazione dell'autoaffermazione di entrambi i genitori e non subire la frustrazione di uno dei due!
Sarà normale che entrambi i genitori abbiano un ruolo, paritario!
In alternativa, penso che l'Italia rimarrà a lungo un paese di anziani, con donne che spaventate dalla maternità diventano madri sempre più tardi e che raramente pensano al raddoppio!
Con madri che sono costrette a rinunciare al proprio lavoro in virtù di un diritto di accudimento che così si, che diventa soltanto un dovere!
Insomma un grande paesone provinciale.
E la Signora Hunziker ha soltanto esposto, da personaggio pubblico quale è e quindi pubblicamente, la naturalezza del diventare madre e la possibilità di gioire della maternità conservando quella che io chiamo sopra indipendenza emotiva!
Ha solo dato speranza, con questa testimonianza, a tutte quelle donne normali, come me!
Che la rivoluzione culturale abbia finalmente inizio!
mercoledì 16 ottobre 2013
Little Boy, un neonato bruco nella Grande Mela! Come e cosa fare a New York con neonati e bambini!
Stamattina sono vestita come solitamente mi vesto per fare un lungo viaggio in aereo.
E questo mi mette di buon umore!
Insieme ad una giornata finalmente a colori, il sole, i biglietti appena acquistati per il concerto di Vasco Rossi a luglio, che così sembra più vicino, e sicuramente la comodità di un paio di leggings, dei caldi biker e una maglia semplice a collo alto!
E poi il ricordo, immediato, del primo viaggio con Little Boy.
E del foliage a Central Park!
Era novembre del 2011, Little Boy aveva appena compiuto i due mesi e non aveva ancora fatto le vaccinazioni obbligatorie!
Prendeva il latte in polvere e a malapena sorrideva guardando il mio viso, quello del papà e di Big Boy nei suoi cinque anni!
Per non dilungarmi troppo nella descrizione di questa fantastica settimana a New York, focalizzerò l'attenzione sui consigli da dare a delle Very Normal Women in giro per il mondo con la famiglia, o meglio con un Lui voglioso che tutto sia come prima, un Big Boy di cinque anni e la sua vivace curiosità e un Little Boy neonato con le sue esigenze da poppante.
E con quella personale voglia di svaligiare Macy's e Vicotria Secrets!
Il primo volo intercontinentale per Little Boy, la sua prima volta nella Grande Mela, mentre Big Boy era già stato l'anno prima.
In realtà anche Little Boy aveva già fatto quel volo di ritorno da New York insieme al fratello, direi più il suo fagiolo nella mia pancia. Ma questo è un altro viaggio.
Dunque...
1. I bambini fino ai 2 anni compiuti non pagano praticamente nulla, dal volo aereo in poi!
Prenotate però la culla (o baby bassinet) alla compagnia aerea il più presto possibile in modo da assicurarvene una - considerate che le culle a bordo non sono molte perché possono essere sistemate soltanto in alcune postazioni, che sono anche le più comode per gli adulti -
Cercate le informazioni sui siti delle compagnie tipo: http://www.airfrance.it/IT/it/common/guidevoyageur/assistance/voyager_bebe_airfrance.htm.
2. Non è semplicissimo per la destinazione New York, almeno all'andata, ma fate il possibile per viaggiare di notte.
Sarà meno traumatico per i bambini (sia piccoli che grandi) addormentarsi e fare una bella dormita, rendendo ciò possibile, quindi, anche ai genitori!
3. Prevedete per voi un bagaglio essenziale, tanto più che a New York è favoloso fare shopping e quasi impossibile resistervi, dato anche il cambio favorevole!
Per i bambini invece siate più previdenti, portando qualche tuta in più.
Per i neonati indispensabili invece:
- pannolini per almeno i primi tre giorni (dopodiché saprete dove procacciarvene sul posto),
- latte in polvere (non sia mai che non troviate la sua marca preferita)
- biberon e ciucci di riserva all'occorrenza,
- pasticche disinfettanti da sciogliere in acqua per sterilizzare il materiale (basterà far sciogliere la pasticca nel lavandino della vostra camera e immergervi una o due volte al giorno biberon e ciucci, secondo le tempistiche indicate sulla confezione di disinfettante).
- Un ricambio, o anche due, di biancheria per la carrozzina o navetta che sia!
Ovviamente partite con la carrozzina, oltre che proteggere il bambino dagli sbalzi di temperatura durante la vostra giornata in giro per Manhattan, potrà essere anche il suo letto per la vacanza, visto che non possiamo essere sicure delle condizioni dei lettini forniti dagli hotel.
- Un thermos dove tenere l'acqua bollente per il latte o la camomilla ed assicurarvi così anche il pasto notturno!
In America soprattutto, ma più o meno ovunque nel mondo, i coffee shop saranno lieti di fornirvi acqua bollente (e quindi anche sterilizzata) più volte al giorno!
Negli hotel di classe superiore troverete addirittura il microonde in camera, o sul piano, o addirittura il bollitore!
Quindi dai, a questo punto, il neonato è sistemato.
Ha da vestire, da cambiarsi, da dormire e da mangiare!
4. Cercate un hotel il più vicino possibile al centro, sarà più facile spostarsi a piedi per la City.
In alternativa potrete usufruire del servizio hop-on hop-off dei bus turistici che comunque proveranno a vendervi appena arriverete!
Si riesce a salire anche con passeggini e carrozzine!
E si gira tutta la città!
5. Dai tre anni in su vi prego non preoccupatevi per il cibo!
A New York specialmente, ma ormai ovunque, troverete in ogni bar, ristorante e pub, pasta al sugo, riso in bianco e soprattutto mangeranno solo hamburger e patatine fritte (e siamo onesti, per una settimana, di fame non muore nessuno)!
Al ritorno, al peggio, apprezzeranno di più i vostri minestroni e risottini succolenti!
Ora passiamo alla parte più divertente!
Cosa fare con i bambini a New York!
1. Time Square. Più volte e più volte al giorno!
In ogni momento della giornata è diversa ed è stimolante più di un Luna Park!
Last but not least in Time Square ha sede il più bel Toys'r'Us del mondo, con all'interno una ruota panoramica funzionante e milioni di giochi.
E poi l'M&M Store, lo Yenkee Store, i personaggi Disney che si prestano (a pagamento) a far foto, e altre milioni di attrattive!
Io usavo il "dopo andiamo in Time Square" per passare agevolmente il resto della giornata con Big Boy"
2. Central Park.
Ho avuto la fortuna di visitare Central Park più volte. Innevato. Con il sole. Completamente spoglio. E di perdermi nei mille colori di cui si tinge in autunno, durante il periodo del foliage!
Central Park va visitato tutto!
Si può fare in bicicletta, noleggiandola su Columbus Circle!
Oppure facendosi trainare da un risciò a pedali, guidato da quei ragazzi che con un entusiasmo invidiabile, vi faranno da perfetti ciceroni!
Con Little Boy, la sua navetta e la family al completo lo abbiamo visitato in carrozza!
Esperienza romantica e coinvolgente!
E poi a piedi, per kilometri e kilometri. Salendo su ogni altalena, scivolando sui tanti scivoli, fermandoci a fare il tifo ai lati di uno dei mille campi da baseball!
Cercando gli scoiattoli e riuscendo addirittura a toccarne qualcuno!
3. L'Empire State Building e/o il Top Of The Rock
Sono i due grattaceli visitabili fino all'ultimo piano e dalle loro terrazze puoi sentirti veramente al centro del mondo.
Io consiglio di visitarli entrambi.
Uno di giorno e uno in notturna.
Per i bambini l'Empire è il grattacelo di King Kong e spesso si viene accolti proprio da un gorilla gigante che lascia loro estasiati!
Il Top Of The Rock è invece sopra a Rockefeller Center, la piazza che in inverno diventa la più famosa pista di pattinaggio sul ghiaccio del mondo!
Nella Piazza segnalo un Lego Store che farà impazzire ogni Boy tra i 3 anni e gli 80!
4. La Manhattan Cruise
Una crociera sul Hudson che vi permetterà di vedere da non troppo lontano tutto lo Skyline della città.
Da nord a sud. Fino al Financial District di Wall Street!
Di passare sotto la Statua Della Libertà e sotto al Ponte di Brooklyn.
Una mezza giornata all'aria aperta, tempo permettendo, e con la bocca sempre spalancata!
5. Per i più grandi e da spiegare ai più piccoli, da visitare Grund Zero!
Ma arrivandoci a piedi, da Midtown, passando per Chelsea, guardando il FlatIron Building (il palazzo a ferro da stiro), respirando l'atmosfera metropolitana di Soho, Tribeca, Little Italy e Chinatown.
Big Boy si è divertito a fotografare ogni particolare e giuro, quando rientrerete a casa e guarderete quelle immagini, rimarrete stupiti da quante cose a voi sono sfuggite... ma a loro no!
Ma camminarci in mezzo è la cosa più emozionante, facendoci aiutare dallo sguardo e dalle sensazioni dei nostri bambini, cercando di provarle anche noi!
L'ultimo consiglio!
Non abbiate paura!
I bambini si adattano meglio di noi a tutte le situazioni, perfino al fuso orario!
Per qualsiasi informazione anche pratica, come nomi di hotel ecc., scrivetemi e sarò grata di potervi aiutare ad organizzare la vostra vacanza in famiglia!
E questo mi mette di buon umore!
Insieme ad una giornata finalmente a colori, il sole, i biglietti appena acquistati per il concerto di Vasco Rossi a luglio, che così sembra più vicino, e sicuramente la comodità di un paio di leggings, dei caldi biker e una maglia semplice a collo alto!
E poi il ricordo, immediato, del primo viaggio con Little Boy.
E del foliage a Central Park!
Era novembre del 2011, Little Boy aveva appena compiuto i due mesi e non aveva ancora fatto le vaccinazioni obbligatorie!
Prendeva il latte in polvere e a malapena sorrideva guardando il mio viso, quello del papà e di Big Boy nei suoi cinque anni!
Per non dilungarmi troppo nella descrizione di questa fantastica settimana a New York, focalizzerò l'attenzione sui consigli da dare a delle Very Normal Women in giro per il mondo con la famiglia, o meglio con un Lui voglioso che tutto sia come prima, un Big Boy di cinque anni e la sua vivace curiosità e un Little Boy neonato con le sue esigenze da poppante.
E con quella personale voglia di svaligiare Macy's e Vicotria Secrets!
Il primo volo intercontinentale per Little Boy, la sua prima volta nella Grande Mela, mentre Big Boy era già stato l'anno prima.
In realtà anche Little Boy aveva già fatto quel volo di ritorno da New York insieme al fratello, direi più il suo fagiolo nella mia pancia. Ma questo è un altro viaggio.
Dunque...
1. I bambini fino ai 2 anni compiuti non pagano praticamente nulla, dal volo aereo in poi!
Prenotate però la culla (o baby bassinet) alla compagnia aerea il più presto possibile in modo da assicurarvene una - considerate che le culle a bordo non sono molte perché possono essere sistemate soltanto in alcune postazioni, che sono anche le più comode per gli adulti -Cercate le informazioni sui siti delle compagnie tipo: http://www.airfrance.it/IT/it/common/guidevoyageur/assistance/voyager_bebe_airfrance.htm.
2. Non è semplicissimo per la destinazione New York, almeno all'andata, ma fate il possibile per viaggiare di notte.
Sarà meno traumatico per i bambini (sia piccoli che grandi) addormentarsi e fare una bella dormita, rendendo ciò possibile, quindi, anche ai genitori!
3. Prevedete per voi un bagaglio essenziale, tanto più che a New York è favoloso fare shopping e quasi impossibile resistervi, dato anche il cambio favorevole!
Per i bambini invece siate più previdenti, portando qualche tuta in più.
Per i neonati indispensabili invece:
- pannolini per almeno i primi tre giorni (dopodiché saprete dove procacciarvene sul posto),
- latte in polvere (non sia mai che non troviate la sua marca preferita)
- biberon e ciucci di riserva all'occorrenza,
- pasticche disinfettanti da sciogliere in acqua per sterilizzare il materiale (basterà far sciogliere la pasticca nel lavandino della vostra camera e immergervi una o due volte al giorno biberon e ciucci, secondo le tempistiche indicate sulla confezione di disinfettante).
- Un ricambio, o anche due, di biancheria per la carrozzina o navetta che sia!
Ovviamente partite con la carrozzina, oltre che proteggere il bambino dagli sbalzi di temperatura durante la vostra giornata in giro per Manhattan, potrà essere anche il suo letto per la vacanza, visto che non possiamo essere sicure delle condizioni dei lettini forniti dagli hotel.
- Un thermos dove tenere l'acqua bollente per il latte o la camomilla ed assicurarvi così anche il pasto notturno!
In America soprattutto, ma più o meno ovunque nel mondo, i coffee shop saranno lieti di fornirvi acqua bollente (e quindi anche sterilizzata) più volte al giorno!
Negli hotel di classe superiore troverete addirittura il microonde in camera, o sul piano, o addirittura il bollitore!
Quindi dai, a questo punto, il neonato è sistemato.
Ha da vestire, da cambiarsi, da dormire e da mangiare!
4. Cercate un hotel il più vicino possibile al centro, sarà più facile spostarsi a piedi per la City.
In alternativa potrete usufruire del servizio hop-on hop-off dei bus turistici che comunque proveranno a vendervi appena arriverete!
Si riesce a salire anche con passeggini e carrozzine!
E si gira tutta la città!
5. Dai tre anni in su vi prego non preoccupatevi per il cibo!
A New York specialmente, ma ormai ovunque, troverete in ogni bar, ristorante e pub, pasta al sugo, riso in bianco e soprattutto mangeranno solo hamburger e patatine fritte (e siamo onesti, per una settimana, di fame non muore nessuno)!
Al ritorno, al peggio, apprezzeranno di più i vostri minestroni e risottini succolenti!
Ora passiamo alla parte più divertente!
Cosa fare con i bambini a New York!
1. Time Square. Più volte e più volte al giorno!
In ogni momento della giornata è diversa ed è stimolante più di un Luna Park!
Last but not least in Time Square ha sede il più bel Toys'r'Us del mondo, con all'interno una ruota panoramica funzionante e milioni di giochi.
E poi l'M&M Store, lo Yenkee Store, i personaggi Disney che si prestano (a pagamento) a far foto, e altre milioni di attrattive!
Io usavo il "dopo andiamo in Time Square" per passare agevolmente il resto della giornata con Big Boy"
2. Central Park.Ho avuto la fortuna di visitare Central Park più volte. Innevato. Con il sole. Completamente spoglio. E di perdermi nei mille colori di cui si tinge in autunno, durante il periodo del foliage!
Central Park va visitato tutto!
Si può fare in bicicletta, noleggiandola su Columbus Circle!
Oppure facendosi trainare da un risciò a pedali, guidato da quei ragazzi che con un entusiasmo invidiabile, vi faranno da perfetti ciceroni!
Con Little Boy, la sua navetta e la family al completo lo abbiamo visitato in carrozza!
Esperienza romantica e coinvolgente!
E poi a piedi, per kilometri e kilometri. Salendo su ogni altalena, scivolando sui tanti scivoli, fermandoci a fare il tifo ai lati di uno dei mille campi da baseball!
Cercando gli scoiattoli e riuscendo addirittura a toccarne qualcuno!
3. L'Empire State Building e/o il Top Of The Rock
Sono i due grattaceli visitabili fino all'ultimo piano e dalle loro terrazze puoi sentirti veramente al centro del mondo.
Io consiglio di visitarli entrambi.
Uno di giorno e uno in notturna.
Per i bambini l'Empire è il grattacelo di King Kong e spesso si viene accolti proprio da un gorilla gigante che lascia loro estasiati!Il Top Of The Rock è invece sopra a Rockefeller Center, la piazza che in inverno diventa la più famosa pista di pattinaggio sul ghiaccio del mondo!
Nella Piazza segnalo un Lego Store che farà impazzire ogni Boy tra i 3 anni e gli 80!
4. La Manhattan Cruise
Una crociera sul Hudson che vi permetterà di vedere da non troppo lontano tutto lo Skyline della città.
Da nord a sud. Fino al Financial District di Wall Street!
Di passare sotto la Statua Della Libertà e sotto al Ponte di Brooklyn.
Una mezza giornata all'aria aperta, tempo permettendo, e con la bocca sempre spalancata!
5. Per i più grandi e da spiegare ai più piccoli, da visitare Grund Zero!Ma arrivandoci a piedi, da Midtown, passando per Chelsea, guardando il FlatIron Building (il palazzo a ferro da stiro), respirando l'atmosfera metropolitana di Soho, Tribeca, Little Italy e Chinatown.
Big Boy si è divertito a fotografare ogni particolare e giuro, quando rientrerete a casa e guarderete quelle immagini, rimarrete stupiti da quante cose a voi sono sfuggite... ma a loro no!
Ma camminarci in mezzo è la cosa più emozionante, facendoci aiutare dallo sguardo e dalle sensazioni dei nostri bambini, cercando di provarle anche noi!
L'ultimo consiglio!
Non abbiate paura!
I bambini si adattano meglio di noi a tutte le situazioni, perfino al fuso orario!
Per qualsiasi informazione anche pratica, come nomi di hotel ecc., scrivetemi e sarò grata di potervi aiutare ad organizzare la vostra vacanza in famiglia!
martedì 15 ottobre 2013
Cambia-menti! E pensavi a me mentre la scrivevi!
Era il 1981, nasceva una Very Normal Baby Girl e Vasco Rossi trovava il successo con il suo quarto album, il primo veramente venduto.
Erano gli inizi degli anni '80 e lui scriveva una canzone che sarebbe diventata un inno generazionale.
"Siamo Solo Noi".
Una canzone che di li a poco e per i trent'anni successivi sarebbe stato l'urlo di una generazione di sconvolti, senza più Santi ne Eroi!
Una generazione di sfigati, cresciuti nell'era del frigo pieno (come dice mio papà), con un telegiornale che parlava di DC, PCI e Ustica.
Gente come me, che ha finito le elementari con la caduta del muro di Berlino, che una mattina poco dopo si è trovata diplomaticamente in mezzo ad una guerra contro Saddam Hussein.
Tra medie e superiori con il ciuffo laccato, il Bomber e i Dr Martens (di nuovo attuali come fosse passato già troppo tempo).
Le serate con Beverly Hills 90210 e il Festivalbar e la tv già in camera.
Il diploma con i primi telefonini.
Il primo amore e gli sms.
Le enciclopedie nei floppy disc e la Treccani nella libreria, che poi un giorno, ti dicevano, sarà tua.
I primi scooter al posto del Bravo.
Guns'n Roses, Take That e Pausini!
Decine di riforme scolastiche, i primi stage e tangentopoli.
E poi l'Europa Unita, l'attentato alle Torri Gemelle e l'Euro e iniziare a lavorare quando di lavoro non ce n'era già più!
L'Italia che vince ai mondiali, il primo figlio e un mutuo che finirà quando arriverà la pensione, praticamente mai!
Una generazione che arriva tra i trenta e i quaranta sapendo fare tante cose e potendone fare quasi nessuna.
Una generazione che non ha fatto altro fin ora che convivere e sopravvivere ai cambiamenti, cambia-menti!
E Vasco Rossi, di nuovo, e la sua nuova canzone, Cambia-menti.
Perché si "Siamo Solo Noi", siamo "I Soliti", quelli che continuano a "Vivere" aspettando quel "Mondo che vorrei" e affrontando come fosse normale una serie continua e inarrestabile di "Cambia-menti"!
"Vivere bene o cercare o di vivere, fare il meno male possibile, e non essere il migliore, non avere paura e pensare che sarà difficile, cavarsela da questa situazione!"
Grazie Vasco per aver pensato a me mentre scrivevi questa canzone!
Erano gli inizi degli anni '80 e lui scriveva una canzone che sarebbe diventata un inno generazionale.
"Siamo Solo Noi".
Una canzone che di li a poco e per i trent'anni successivi sarebbe stato l'urlo di una generazione di sconvolti, senza più Santi ne Eroi!
Una generazione di sfigati, cresciuti nell'era del frigo pieno (come dice mio papà), con un telegiornale che parlava di DC, PCI e Ustica.
Gente come me, che ha finito le elementari con la caduta del muro di Berlino, che una mattina poco dopo si è trovata diplomaticamente in mezzo ad una guerra contro Saddam Hussein.
Tra medie e superiori con il ciuffo laccato, il Bomber e i Dr Martens (di nuovo attuali come fosse passato già troppo tempo).
Le serate con Beverly Hills 90210 e il Festivalbar e la tv già in camera.
Il diploma con i primi telefonini.
Il primo amore e gli sms.
Le enciclopedie nei floppy disc e la Treccani nella libreria, che poi un giorno, ti dicevano, sarà tua.
I primi scooter al posto del Bravo.
Guns'n Roses, Take That e Pausini!
Decine di riforme scolastiche, i primi stage e tangentopoli.
E poi l'Europa Unita, l'attentato alle Torri Gemelle e l'Euro e iniziare a lavorare quando di lavoro non ce n'era già più!
L'Italia che vince ai mondiali, il primo figlio e un mutuo che finirà quando arriverà la pensione, praticamente mai!
Una generazione che arriva tra i trenta e i quaranta sapendo fare tante cose e potendone fare quasi nessuna.
Una generazione che non ha fatto altro fin ora che convivere e sopravvivere ai cambiamenti, cambia-menti!
E Vasco Rossi, di nuovo, e la sua nuova canzone, Cambia-menti.
Perché si "Siamo Solo Noi", siamo "I Soliti", quelli che continuano a "Vivere" aspettando quel "Mondo che vorrei" e affrontando come fosse normale una serie continua e inarrestabile di "Cambia-menti"!
"Vivere bene o cercare o di vivere, fare il meno male possibile, e non essere il migliore, non avere paura e pensare che sarà difficile, cavarsela da questa situazione!"
Grazie Vasco per aver pensato a me mentre scrivevi questa canzone!
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